Intervista alla scrittrice Sonia Cardini

-Titolo e casa editrice del tuo romanzo:

Il coma di Lesley, edito da “Delbucchia editore”.

Hai la Moleskine e/o un quadernetto di appunti che ti porti sempre
dietro per scriverti idee e pensieri nei momenti più impensati?

1) Certo che sì! Mi porto dietro un’agendina dove mi appunto qualsiasi pensiero e titolo che mi possono servire da ispirazione. Molto spesso è proprio il titolo che mi esalta per una probabile storia.
– Hai mai partecipato a concorsi letterari? e se sì, ne hai mai vinti?

2) Ho partecipato ad un concorso di poesie della mia città, ma non ho vinto. Credo di non esserte portata per la poesia.
Cosa ne pensi di simili concorsi?

3) Che sono molto utili, e aprono le principali porte nel mondo dell’editoria. Ed è qui che si scoprono molti talenti.
– Sei abbonata e/o scrivi in riviste letterarie?

4) No nessuna, ma ho diversi blog su Style, GQ, ecc..
– Quale consiglio daresti a un aspirante scrittore con riguardo
specifico all’attività dello scrivere?

5) Non è una via facile quella dello scrittore; innanzitutto non possiamo definirci scrittori solo perché scriviamo tanto. Dobbiamo osare, avere fiducia in noi stessi e cercare di raccontare cose un po’ fuori dal comune. Mi spiego meglio, io personalmente adoro narrare storie che sono al limite della razionalità, perché ricordate sempre che quello che la gente non vuole nella realtà, lo cerca nei libri!
– E che consigli per farsi pubblicare? Come si riesce a trovare un
editore? hai dovuto faticare molto?

6) Eh! Pubblicare non è difficile… ci sono parecchie case editrici che facendoti sborsare un po’ di soldi ti pubblicano un libro! Personalmente ritengo che sia una strada poco credibile, perché vendersi il proprio romanzo a quattro amici e le restanti copie rimangono in un cassetto chiuso, non è una delle idee migliori. Bisogna scegliere bene a quale editore inviare il proprio manoscritto. Ad esempio; è inutile inviare un romanzo rosa ad una casa editrice che pubblica solo gialli! Ci rendiamo ridicoli e controproducenti. Io ho faticato, non tanto nel trovare un’editore, ma più col romanzo in se stesso. Ci sono stata dietro ben 4 anni, e ancora non lo ritengo perfetto (la perfezione non esiste), poi l’ho inviato all’editore che trattava il genere che ho scritto; gli è piaciuto e mi fatto la proposta del contratto.
– A quante riletture e revisioni hai sottoposto il tuo romanzo?

7) Eh! Parecchie! All’inizio l’ho fatto leggere a diversi amici, poi a mente fresca l’ho riletto pure io, poi il mio agente ed infine l’editore.
– Come è stato il tuo rapporto con la casa editrice e con l’editor?

8) Ottimo. Credo che questa sia una cosa molto importante, cercare di avere un rapporto di collaborazione e creatività. Cerchiamo di venirci incontro per ottenere sempre i migliori risultati.
– Lettura e scrittura: quanto sono correlati?

9) Direi parecchio. Io leggo da venti a trenta libri l’anno, non sono molti ma mi hanno certamente aiutato a scrivere meglio e soprattutto a farmi un’idea del genere che avrei voluto narrare. Insomma, adoro di gran lunga i noir e i thriller, e ovviamente scrivo quei generi.
– Quanto scrivi durante il giorno? tutti i giorni? Hai un altro lavoro?
Se sì, come fai a conciliare le due attività?

10) Normalmente quando sono in preparazione di un romanzo scrivo dalle 4 alle 6 ore al giorno, prevalentemente di pomeriggio fino alla sera tardi, a volte la notte. Lavorando di mattina, fortunatamente, riesco ad organizzarmi abbastanza bene.

La tua famiglia: come hanno reagito alla notizia che volevi scrivere?

11) Scrivo dall’età di 13 anni, mi hanno sempre visto davanti alla macchina da scrivere e in seguito al computer. Ne sono felici, mio padre era il mio più grande fan.
– Conosci altri scrittori? frequenti ambienti di “artisti”?

Conosco alcuni noti giornalisti e qualche scrittore, ma non frequento molti ambienti, uno perché sono un tipo un po’ riservato, secondo, soprattutto in questo periodo, per mancanza di tempo.

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