Igiene dell’assassino, Amelie Nothomb

Questo è quello che io, magari a torto, chiamo genio! Passo perfino sopra il fatto che sia un libro di puri dialoghi, perchè in realtà quello che la Nothomb mette in scena sono dei veri e propri duelli verbali. Non al 100% perfetti, qualche punto cede sulla logica, ma ce ne sono tantissimi altri degni di essere letti. E poi, la trama è originale. Anche la tesi: che alla fine un assassino uccide per una concezione personale dell’igiene. Ecco cosa dice del mestiere di scrittore: “E’ il mestiere più impudico del mondo. attraverso lo stile, le idee, la storia, le ricerche, gli scrittori parlano di se stessi (…); gli scrittori sono osceni; se non lo fossero, sarebbero ragionieri, conducenti di tram, centralinisti, sarebbero rispettabili.”

“I lettori rana attraversano i libri senza prendere una goccia d’acqua. (…) La maggior parte della gente emerge da proust o da Simenon in uno stato identico, senza aver perduto una briciola di ciò che erano e senza aver acquisito una briciola in più”.

“Rare sono le persone capaci di creare davvero. La maggior parte si accontenta di copiare i predecessori con talento variabile, predecessori che sono molto spesso a loro volta copiatori”. La Nothomb, dunque, crea.

“La scrittura comincia là dove si ferma la parola”. E qui mi fermo io.

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