Fratelli, Carmelo Samonà

Mamma mia, che ghirigori linguistici (nel senso buono)! Un uomo ha scelto di vivere da solo col fratello malato mentale in un appartamento in centro città, al decimo piano, nelle stanze semivuote. Il libro racconta dei suoi tentativi di comunicazione, del linguaggio che creano, dei giochi: il tutto destinato a restare senza risultato, benchè la speranza continui a vivere anche nelle ultime righe.

“A volte riesco ad attirare la sua attenzione dando alla circostanza un’intensa cornice teatrale. gli rivelo che la passeggiata non è che uno spostamento obbligato dentro una storia più ampia di cui scopriremo (e recitereo) gli ulteriori sviluppi seguendo le tracce della donna o del cane al di là della porta. il suo consenso è subito evidente, festoso. ma a che cosa è diretto, alle parole o all’azione? spesso devo accontentarmi di raccontare l’uscita invece di realizzarla. Racconto lungamente: nomino strade, piazze, banconi di venditori, crocicchi, alberi solitari, vicoli omrosi di cui non conosco la fine, negozi, fontanelle, e di nuovo strade, banconi, crocicchi. Si fa sera; seduti l’uno di fronte all’altro vicino all’uscio di casa rimasto aperto, concludiamo il racconto della città immaginando i nostri passi sulla via del ritorno”

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