Fame, Knut Hamsun

Che posso farci? Questo Knut Hamsun passionale, sensibilissimo, morto di fame e, allo stesso tempo, scialacquone, non mi è piaciuto. Uno che aspetta l’ispirazione, altrimenti non riesce a scrivere, uno che racconta balle, belle grosse, così, tanto per fare, perché, dice, ha la testa in fiamme; uno che due secondi fa odiava una persona di primo acchito e ora si commuove al suono di quella voce. Uno che si inventa cose (non storie, di storie ne parla pochissimo) che non esistono senza motivo, come, per esempio, l’involto di carta che contiene chissà cosa. Dunque, non mi è piaciuta la persona. La scrittura è dritta, fatta per raccontare, ma anche i contenuti devono possedere un certo appeal. Chissà se gli altri suoi libri sono così…

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