E non disse nemmeno una parola, H. Boell

Chi non disse nemmeno una parola? Un nero (o negro, come nel libro) che canta tra le musiche religiose e non, giù in strada. “Lo inchiodarono alla croce e non disse nemmeno una parola”. La religione e l’amore sono due ossessioni per Böll, ed eccole in questo libro, intrecciate, abbracciate, fuse. Fred se n’è andato di casa lasciando sola la moglie Käte con tre bambini e un quarto in arrivo, perché la miseria in cui erano costretti a vivere lo deprimeva, lo rendeva nervoso, era perfino arrivato a picchiare i figli. Siamo nel secondo dopoguerra, a Colonia, tra le macerie e i tentativi di risollevarsi di una città che cade tra le braccia del consumismo di massa e dei… droghieri. F. e K. Si rivedono a intervalli irregolari, in alberghi infimi, e passano le notti insieme così, fuori di casa.

I due coniugi si amano ancora, e le ultime parole, “a casa”, lasciano capire che Fred tornerà dalla moglie. È un ritorno che col matrimonio non ha nulla a che fare, così come una tonaca nera non è prova sicura di sentimento religioso. Da un lato c’è l’amore e la religiosità, dall’altro il matrimonio e la religione: che questi due binari si incrocino non è facile. A Fred e Käte è successo.

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