Diari, Sylvia Plath

Proprio non capisco. Gran parte dei diari, diciamo il novantacinque percento, è pieno di programmi, paure, aspettative, anni di depressione, scontentezza di sè e degli altri, paura di non farcela, di non essere una brava scrittrice, di sensibilità estrema… e le ultime pagine, quelle che precedono il secondo e ultimo tentativo di suicidio, sono quadretti descrittivi di amici e vicini.

Il marito, Ted Hughes, deve averci messo ben bene le mani prima di ubblicarli: non si accenna alla loro crisi matrimoniale e non si descrivono neanche le sensazioni del diventare madre (scriveva più di bambini quando non ne aveva)!

Inconcepibile, quel cinque percento sembra scritto da un’altra persona. Certo, lo Hughes voleva fare i soldi pubblicando i diari della moglie suicida, ma non voleva fare la figura di quello che c’entrava qualcosa. Buhhhh!

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