Auto da fé, Elias Canetti

Blurp, che fatica a leggerlo tutto! Ho dovuto saltare delle parti, me ne vergogno un po’, considerato che di Canetti ho letto altri tre libri (due volumi della biografia e uno di annotazioni) trovandoli entusiasmanti, ma davvero, non ce la facevo a leggere ogni pagina di questo!

Titolo originale: Die Blendung, l’accecamento. E davvero tutti i protagonisti sono accecati, da Kien, lo studioso, der Buechermensch, l’uomo che rivolge ogni singola fibra del suo essere solo ai libri; Therese, la governante che diventa sua moglie e che pensa solo ai soldi e alla sua vanità (peraltro, malriposta, pensa che tutti la guardino per bramosia, ma in realtà la deridono, visto che è vecchia, brutta e vestita fuori moda); ma anche Fischerle, il nano, il portiere, il signor Grob e tutti gli altri personaggi minori. Si salva solo un po’ il fratello di Kien, Georg che, se non altro, si interessa agli altri, anche se li preferisce pazzi. Tutti sono affetti da preconcetti, e sono ciechi davanti ai fatti che li smentiscono, se uno si mette in testa che quello di fronte è un malvivente, è così. Se Kien si mette in testa che la moglie si è uccisa mangiandosi pezzo per pezzo e poi se la ritrova di fronte, quella è una allucinazione. Punto. Ovvio che l’incomunicabilità regni sovrana. Non c’è un dialogo in cui domande e risposte abbiano una logica, sono dialoghi assolutamente inutili alla comprensione tra persone. Dopo un po’… l’ho trovato stancante. Messaggio trasmesso, certo, ma forse si poteva trasmetterlo in metà pagine? Sto bestemmiando contro un premio Nobel? Vabbè, chi se ne frega, tanto questo blog non lo legge nessuno.

Dopo aver letto la biografia dell’autore, comunque, è interessante trovare gli spunti di vita vissuta nel romanzo. Il nano; la frase “amico e collaboratore” (la stessa che usava Wieland, l’editore di Malik, quando presentare Canetti alle varie personalità di Berlino), le parole usate da Therese nel suo primo discorso, l’accenno alla massa, e altri spunti che sicuramente mi sono persa.

Ultimo accenno al nome Kien: significa Resina. Sostanza infiammabile, dunque. Infatti l’uomo muore bruciato insieme ai libri della sua biblioteca, la più grande biblioteca privata della città.

2 Comments

Filed under Libri & C.

2 responses to “Auto da fé, Elias Canetti

  1. Hellas Antica

    Ho faticato a trovare, in rete, spunti su Canetti. Questo autore che ho conosciuto casualmente (giammai a scuola) e su suggerimento di mia madre (guarda caso, la mamma, come la mamma di Elias). Mi sembra un po’ poco, per un premio Nobel 1981. Ma prendo la scarsità come sinonimo di valore. Sualla scia del principio economico di Inflazione (proprio l’inflazione del Frutto del Fuoco!): ciò che è inflazonato perde di valore.
    Penso inoltre che tu possa apprezzare come me questo autore, altrimenti non te ne saresti occupata e mi pare di intuire che anche per te è stata una scoperta cusuale.
    Io sono sono solo al secondo dei tre libri della sua Autobiografia. Mi hanno rapito, del tutto. Il paragone con il Mondo di Ieri di Zweig è stato spontaneo (per contesto, stile e letteratura) ma ho preferito di gran lunga Canetti, che pur avendo un approccio molto più intimo e personale, risulta molto più umile.
    Mi sorprende dunque il tuo giudizio altalenante su Auto Da Fè, titolo che il finale del Frutto del Fuoco mi aveva suggerito e che avevo già scelto come ideale prosecuezione dell’Autobiografia!
    Ma lo leggerò, e me ne farò un’ opinione personale!
    Un ultimo pensiero: leggere sulla bacheca del tuo blog una discussione piuttosto accesa con chi ti suggeriva di partecipare ad un concorso a pagamento, mi ha ricordato lo sprezzo per la parola denaro che leggi in Canetti. Non si scrive per denaro, tanto meno per una macchina (Brecht). Ma allora ti chiedo, scrivere per la gloria è davvero più umile che scrivere per soldi?

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    • Bella questa domanda: se si scrive per gloria si è più umili di quelli che scrivono per soldi? Messa così: no! In effetti Canetti, che non credo proprio scrivesse per soldi (si sente), non mi è parso affatto umile nella sua biografia. Cosciente delle proprie capacità sì, però, e anche molto attento alle persone.
      Autodafè è differente dall’autobiografia: è un romanzo, ma i personaggi non sono analizzati in profondità. Sicuramente era voluto, da parte dell’autore, però mi dà l’impressione di un romanzo a tema dove il tema prende il posto della psicologia. D’altronde, anche nella biografia Canetti riporta critiche negative da parte di un amico (che ora non ricordo chi fosse), e rilevavano proprio questo… Comunque la biografia è così perfetta nei contenuti e nello stile da rendere Canetti uno dei miei scrittori preferiti, comunque!

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