Una vita vissuta dalla porta d’uscita, Flavia Furlanetto

Premetto che questo post lo scrivo per puro e semplice egoismo: perchè se mi trovassi a soffrire di una malattia quale la SLA o simili, vorrei almeno la possibilità di scegliere. Qui e ora non posso dire che sceglierei di lasciarmi morire, ma non potrei tollerare che questa possibilità mi venisse preclusa da altri.
Paolo Ravasin, nato a Ceggia nel 1960, è affetto da SLA dal 1999.
Dalla prefazione di Mina Welby: “Paolo prima di tutto vorrebbe guarire o almeno rallentare i percorso di malattia. La ricerca sulle cellule staminali embrionali farebbe rifiorire la speranza”. Ma questa ricerca in Italia è bloccata perchè la gente, ottusa come in pochi paesi, si è lasciata abbindolare da chi le diceva che una cellula ha più diritti di un essere umano.
E poi le assurdità di un sistema sanitario carente, in cui una macchina che garantisce la respirazione artificiale si blocca 18 volte in due anni per mancanza del gruppo di continuità. Personale che non sa riattivarla, che risponde in malomodo, assessori e responsabili dell’Asl che fingono di interessarsi al caso ma che stilano verbali in cui è scritto che va “tutto bene”…
E’ assurdo che non ci sia autodeterminazione sulla propria fine. E che un libretto come questo sia catalogato tra le pubblicazioni “pro-morte” o tacciato di essere un documento “politico”. Politico? Sì, nel senso antico, quando la politica mirava alla felicità dell’essere umano, e non all’amministrazione di un apparato amministrativo.
Paolo Ravasin sta lottando per il riconoscimento del testamento biologico.
Visto che l’ho letto da poco, citiamo Mill, “On liberty” (siamo nel 1859!): “Nessuna persona, nè alcun gruppo di persone, ha titolo per dire a un altro uomo di età matura che per il suo bene non dovrebbe fare della sua vita quello che decide di farne. (…) l’interesse che la società ha nei suoi confronti in quanto individuo (salvo i casi in cui la sua condotta riguarda gli altri) è minimo e del tutto indiretto: mentre, per ciò che riguarda i propri sentimenti e le proprie condizioni particolari, l’uomo e la donna più comuni hanno strumenti di conoscenza incommensurabilmente superiori a quelli di chiunque altro”.
Gente: svegliatevi!

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