Tragedia dell’infanzia, Alberto Savinio

imageA parte che non riesco a seguirlo nei suoi frequenti richiami alla classicità, la stessa tesi centrale del libro che l’infanzia sia una tragedia non mi convince. Nel commento spiega: “Educazione, sotto l’ipocrita maschera della bontà e della necessità, non è se non la sistematica, scientifica, legale diminuzione dell’uomo, la castrazione completa, l’evirazione, la sterilizzazione dell’individuo, in vista della sua ammissione nel consorzio”. Ha ragione, ma il fatto di doverlo spiegare in un commento è il sintomo che il romanzo non basta a se stesso.

La tragedia vera arriva dopo, quando si prende coscienza di quello che ci è stato fatto durante l’infanzia. Per il resto, seppur marchiato dalla lingua degli anni (una parola desueta su tutte: “boccuccia”), la scrittura sta in piedi da sola

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