L’eredità di Eszter, di Sàndor Màrai

Ci sono due elementi simili a “Le braci” che mi sono saltati all’occhio: in primo luogo, una persona ritorna dopo molti anni per concludere qualcosa. In secondo luogo, la presenza di una donna anziana che parla poco e che sa tutta la verità, anche quello che noi scopriremo una pagina dopo l’altra. Il ritorno è necessario perchè quello che è iniziato sia concluso, e non può essere altrimenti: così Eszter sa che Lajos finirà di depredarla di tutto, anche della casa e del giardino, e che le mentirà di nuovo.
Marai ha la capacità di farti amare personaggi che, se fossero persone nella vita reale, terrei alla larga, per prudenza, fastidio, ma forse anche per una forma di invidia: perchè per quanto farabutto, lui ha adempiuto alla sua natura, senza rimorsi. E’ completo.
Nei confronti di Eszter non si può non provare un altro sentimento ambivalente: incomprensione, perchè ti chiedi come può una donna farsi abbindolare in questo modo, cosciente di quello che sta succedendo eppure pronta ad accettarlo? Ma anche qui: invidia. Rimaste senza nulla, sia Eszter che la vecchia Nunu si sono staccate da tutto, dal tetto che le protegge, come dall’amore che Lajos ha suscitato e dall’odio che dovrebbe suscitare. Accettazione suprema e, dunque, sublime.

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