L’albero genealogico del tempo, Sergio Giannetta

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Ho aspettato un pezzo prima di comprarlo e un altro pezzo prima di leggerlo, perché conosco l’autore e non volevo lasciarmi influenzare. Lettura sorprendentemente piacevole.

È un insieme di racconti ambientati dall’inizio del mondo fino all’eternità, si passa dal serpente, dalla scimmia, dallo scriba, dalla principessa, su su fino all’uomo che vola, all’angelo e all’entità X (Dio). Ogni personaggio parla in prima persona, e ognuno è collegato al precedente, ma lo si scopre solo verso la fine, quando, con l’affinamento della consapevolezza, vengono nominate le memorie corporee e collettive che vivono in ognuno di noi. È un libro sensuale, soprattutto nei primi personaggi, che vivono i propri sensi e in essi “esistono”. È un libro pieno di violenza, come la realtà, sia essa la violenza di un maiale sgozzato, della peste che distrugge i corpi, dei gladiatori che lottano nell’arena, di un padre impazzito che scuoia il figlio neonato. La violenza si svela anche nelle regge sontuose, dove i rapporti di forza vivono dell’energia che scaturisce dalla scelta di una parola al posto di un’altra, o addirittura dai silenzi. Solo verso la fine, negli ultimi due racconti, i sensi, il corpo e la violenza lasciano lo spazio alle memorie e alla consapevolezza pura, in un processo di affinamento graduale il cui risultato non si sarebbe potuto raggiungere senza partire dal serpente e dalla scimmia e senza passare attraverso tutte le altre esperienze. Linguaggio controllato e molto evocativo. Da leggere.

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