Gesù ebreo per parte di madre, Alberto Maggi

Ebreo di nascita, sì, ma rivoluzionario di professione: è questa l’idea che ci si può fare leggendo questo libro (sebbene sia moooolto più prudente rispetto a quello che l’autore dice durante le conferenze che tiene in giro per l’Italia). Si può solo definire rivoluzionario uno che viene ad eliminare la religione e ogni tipo di intermediario tra Dio e gli uomini (o rivoluzionario, o… protestante). Il metro di riferimento non sono più leggi, regole, comandamenti, ma è l’atteggiamento nei confronti degli altri esseri umani: questo non è il Gesù della Chiesa cattolica apostolica romana, è un Gesù che è stato “rubato”, nascosto e sfruttato da un apparato di potere!

“Le più grandi tragedie della storia non si devono ai disubbidienti, ma a color che hanno ubbidito agli ordini ricevuti”.

Ovunque c’è potere, non ci può essere Dio (o Spirito Santo o quello che ci volete mettere voi, i senso non cambia). Ce l’ha col potere, questo Gesù, ad ogni livello e in ogni settore: religioso, politico o familiare. E allora mi sono chiesta: è davvero il potere il nemico? Quello che ognuno di noi vuole nel suo Io più profondo? Perché non chiedere immortalità? Su, andiamo, a che mi serve essere immortale se vivo come una pezzente senza elogi né adulazioni? E allora, proviamo con i soldi? No, non ci siamo… anche soldi sono una conseguenza del potere, non la causa prima, sono strumenti che utilizziamo per esercitare controllo. Può essere l’amore quello che vogliamo più di tutto? No. Perché l’amore non si può “volere”; posso desiderare di essere amato, ma non conosco nessuno che “voglia” amare, che “decide” di amare; l’amore non è un bisogno: perché si deve sentire il bisogno di fare fatica? Siamo animali, siamo esseri naturali, siamo impregnati di inerzia… l’essere amati è un bisogno (al passivo), l’egoismo è un bisogno, il potere è un bisogno.

Dunque sì, il nostro bisogno più profondo è il potere, e se dovessi scegliere tra immortalità e potere, sceglierei il secondo.

Mi resta il sospetto che ottenere potere sugli altri e sul futuro sia difficile eppure in qualche modo fattibile; quello che considero invece una chimera per l’uomo della strada, è il controllo su se stessi. Quando si parla di potere, il primo pensiero va sempre al controllo su quello che ci sta attorno: il mondo interno lo diamo per scontato. E sbagliamo.

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