Diario fiorentino, Rainer Maria Rilke

L’arte trascende il quotidiano, la maestosità dei palazzi disciplina le nostre beghe e percepiamo i secoli che sono passati senza chiedercene il permesso… una sberla al nostro egocentrismo! Ma per capire questo, non bastano i libri di storia dell’arte, bisogna trovarsi davanti una statua, un quadro, una piazza. Se non si può… va bene anche un libretto come questo, perchè è scritto da un poeta (il potere delle metafore!), anche se è solo un ripiego. E poi Rilke non ha scritto questo diario per pubblicare una guida turistica. Lo ha scritto per farlo leggere a Lou-Andreas Salomè (la donna che è riuscita a far innamorare Nietzsche), più vecchia di lui di diversi anni: vuole dimostrarle quanto il viaggio in Italia lo abbia maturato e reso più degno di lei. Commento mio: questo è un rapporto di vassallaggio, non di amore. E infatti non riesce nel suo intento: “per lontano che possa andare, tu sei sempre davanti a me. Le mie battaglie sono per te da tempo diventate vittorie”. Questa Salomè doveva essere una donna straordinaria.
Ma torniamo all’arte: Rilke la concepisce in modo totalmente diverso da come la concepiamo noi con la politica dei bestsellers e degli artisti contemporanei che si mettono in mostra solo per vendersi.
“Sappiate che l’arte è: un cammino verso la libertà. Noi tutti siamo nati in catene”
“Sappiate che l’artista crea per sè, soltanto per sè (…). Solo perchè non conosce altra sostanza che quella del vostro mondo, egli colloca le sue opere nei vostri giorni. Esse non sono per voi. Non toccatele, e abbiatene profondo rispetto”
“La via dell’artista deve essere questa: gettare un ponte dietro l’altro sopra gli ostacoli e alzare gradino sopra gradino, fino a quando potrà guardare in se stesso”
“Se esiste per l’artista promessa di cui può fidarsi: questa è la volontà di solitudine”
“Certo (l’arte) agisce in modo formativo, ma soltanto su colui che la crea, in quanto accresce la sua cultura”
“Tutte le opere sono passato per l’artista, e hanno per lui soltanto valore di care esperienze (…). Ma non è qui l’importanza del suo lavoro. Il profitto è solo nella chiarezza crescente della sua vita, che chiamerò sempre soltanto: la via verso se stesso”
“Una sola religione li ha infiammati: la nostalgia di se stessi”
Ecco, ora che ho esposto in poche frasi la concezione rilkiana dell’artista, ditemi chi, secondo voi, al giorno d’oggi può definirsi tale tra tutti i mercenari che ci vendono bestsellers e “arte”. In bocca al lupo.

Dimenticavo: il fatto che sia Rilke a scrivere, non lo esime dallo scrivere baggianate. Sentite questa: “Il travaglio dell’artista è quello di trovare se stesso. La donna si adempie nel figlio (…). Una donna-artista non deve più creare, una volta madre. Ha posto la propria meta fuori di sè, e d’ora innanzi potrà vivere l’arte nel senso più profondo”. Rilke: ma secondo te, puoi vivere inseguendo una meta che sia al di fuori di te?

Sentite quest’altra: “il cammino della donna è diretto sempre verso il figlio, prima della maternità e dopo”. Il cammino scelto da chi? Tipico discorso di chi ragiona sulle cose senza averle prima sperimentate di persona. Per di più fatto da un uomo, che pensa di aver capito tutto delle donne. Che tonfo…

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