Canale Mussolini, Antonio Pennacchi

imageLa fabula è interessante, perché si basa su una storia che viene raccontata poco. Al di là delle paludi pontine, dello spazio e del tempo specifici, però, quello che è universale è lo sfruttamento dei poveri da parte dei ricchi, incarnati nei conti Zorzi Vila, maledetti in eterno da tutte le generazioni dei Peruzzi, il clan protagonista del libro. Le vicende sono narrate dal punto di vista di quelli che ora sarebbero definiti “cattivi”, cioè una famiglia fascista; in realtà, la guerra non è tanto tra rossi e neri, tra tedeschi e americani, ma tra i poveri e la povertà stessa. L’etichetta di rosso o nero si cambia quando cambiano i tempi, è la fatica che resta, maledetti siano sempre i Zorzi Vila…

Quello che non mi convince di questo romanzo, è la voce narrante (si scoprirà solo alla fine di chi è). Dovrebbe rispecchiare un retroterra contadino, lo si capisce da certe sparate e dal punto di vista che espone, tuttavia ci sono innesti di latino, greco, inglese, parole ricercate (una su tutte: coorte), storia, geografia che mi sembrano degli intrusi, anche se pronunciati da un prete che, magari, li ha studiati al seminario, ma che non mi pare verosimile li utilizzi così spesso in una lingua che dovrebbe avvicinarsi a quella parlata; e non mi pare verosimile in un personaggio che alla fine giustifica tutti (chissà perché soffro del pregiudizio che chi ha studiato dovrebbe saper prendere posizione…). Ad un certo punto mi nomina anche Ezra Pound… ma insomma, decidici!

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