Per dove parte questo treno allegro, S. Veronesi

Ops, la recensione su sololibri.net c’era già… vuol dire che posterò qui.
La vicenda che fa da spina dorsale al romanzo è presto detta: un padre chiede al figlio di andare in Svizzera per prelevare i soldi scampati a una procedura fallimentare e ora depositati in un conto cifrato. Se dunque il libro è degno di lettura, non è tanto per la storia centrale, quanto per tutte le sottostorie e i dettagli che impreziosiscono le psicologie dei personaggi, sia principali che secondari. Ai bravi scrittori a volte basta un solo aggettivo per catturare l’attenzione dei lettori:
“Il curatore era molto in confidenza con i proprietari del ristorante, il che ci fruttò il miglior tavolo con vista sulla sterpaglia e una serie di finte confidenze marinare ogniqualvolta uno dei gestori veniva a prendere un’ordinazione”.
Al di là della storia principale, le molteplici microstorie in cui Veronesi ci lascia ficcare il naso spesso rispecchiano situazioni che abbiamo vissuto tutti. La scenetta qui sopra l’abbiamo di sicuro vissuta anche noi, magari fieri di essere stati scelti come destinatari di quelle finte confidenze marinare, e consapevoli che dagli altri tavoli gli avventori allungavano l’orecchio per ascoltare ciò che veniva raccontato anche un po’ per loro. Ma Veronesi non dimentica mai di mostrare l’ambiguità delle situazioni (ecco la sua scrittura ironica!), e se il tavolo è il migliore perché ti permette di osservare le sterpaglie, allora le finte confidenze arrivano quando si devono raccogliere le ordinazioni: ci si imbuona il cliente con una chiacchiera in modo che quello aggiunga aaltre pietanze alla lista senza quasi accorgersene. In poche righe è stata descritta la psicologia della figura del ristoratore medio italiano. Dopo aver letto una frase del genere, la prossima volta che andremo a mangiare in trattoria, saremo più consapevoli di queste ambiguità, e se il ristoratore verrà ad allietarci con qualche sua arguzia, lo accoglieremo forse con meno orgoglio, ma anche con più benevola ironia.
Questo libro è disseminato di immagini brevi ma ultra-evocative: lo si legge nutrendo la voglia di diventare anche noi, sulla scia di Veronesi, un po’ più osservatori e più ascoltatori.

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