Ma i giovani d’oggi…

… come sono? E bisogna sottolineare l’avverbio OGGI perchè già vent’anni fa i trentenni erano diversi (parlo di giovani, non di adolescenti). Per esempio, ho appena finito di leggere il libro di Veronesi di cui al post precedente, e Stefano Giovanardi, su “La Repubblica” lo definisce come il primo “vero romanzo che la nouvelle vague dei trentenni abbia prodotto”.
Com’era il trentenne protagonista in prima persona del romanzo? Figlio di un fallito (legalmente fallito) con cui non riesce a comunicare; affetto da sindrome da purista, odiatore del sudicio denaro, sognatore, si perde nei pensieri mentre osserva il pallone della Goodyear fuori dalla finestra; ma alla fine del libro si alza da un bar senza pagare, ruba una cartoline ed esporta mezzo miliardo di lire dalla Svizzera incollandoselo addosso con il nastro adesivo. Nel corso del romanzo subisce un’evoluzione, che però non gli permette di instaurare col padre un dialogo completo.
E oggi? L’incapacità di dialogo si è ampliata, secondo me. Non riguarda più solo padri e figli (Turgenev docet…), ma le generazioni. Riporto un caso specifico che mi riguarda. Conosco un paio di ragazzi (non proprio trentenni, ma se non l’avete capito, qua si curano anche le incongruenze), intelligenti, di famiglia onesta, che mi incuriosiscono perchè so che leggono libri non commerciali, come si chiamano oggi i best-sellers. Ma non mi rivolgono la parola. Non mi salutano neanche quando entro in casa loro per andare a trovare i genitori. Come se li avessi offesi, o se potessi offenderli. Neanche fossi un’arma da taglio. Mettiamoci sulla difesa, tanto fuori di noi tutto è sbagliato.

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