Il lato umano

La domanda mi nasce frequentando, da tre anni a questa parte, più medici che parenti o amici. Fisioterapiste, fisiatri, ortopedici, neurochirurghi, pediatri, urologi, neuropsichiatri, dermatologi… si fa presto a perdere il lato umano agli alti livelli. Ci sono delle eccezioni, che possiedono la bellezza dell’eccezione stessa: sono le stelle alpine del sistema, guai a chi me le tocca, guai a chi le fa alterare, guai a chi se le porta via. Ma gli altri, quelli che ci passano davanti senza abbassare gli occhi, quelli che parlano conj la voce bassa perchè nel settore si fa così, quelli che sotto sotto considerano i genitori come degli elementi di disturbo che non capiscono mai quello che gli si spiega, quelli che visitano un bambino senza sapere che faccia abbia… sono questi che mi interessano. Perché si sceglie una professione del genere, che ti costringe tra l’altro a un giuramento di Ippocrate impegnativo come la vita stessa? In quinta superiore avrei voluto studiare psicologia, e invece ho ascoltato i consigli di una parente che psicologa già lo era, e ho fatto scienze politiche. Sarei stata anche io una professionista in camice bianco, attenta al prestigio e col calendario dei congressi in tasca? Possibile.
Meno male che non ho fatto il medico…

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