I titoli dei libri

Ma chi li sceglie?
C’è una profusione di titoli copiati nel mercato letterario: il profumo, il profumo delle foglie di limone, il collezionista, il collezionista di ossa, aggiungete voi gli altri, che io sono in macchina e scrivo col notebook sulle ginocchia. Che gusto c’è, da parte di uno scrittore, etichettare il proprio libro con qualcosa che già esiste? Uno scrittore (penso) vorrebbe sempre qualcosa di unico per la propria creatura. Quando ho scelto il nome di mio figlio ho cercato di prenderne uno che fosse poco diffuso, ben consapevole che è una questione di periodi. Ho sbagliato, perché di Leonardo ce ne sono troppi, neanche ogni genitore si aspettasse un nuovo genio tuttofare. Ma l’idea iniziale era quella dell’originalità senza strafare nella pazzia. Con un libro, che partorisce anche in periodi superiori a quelli di una gravidanza, deve essere lo stesso.
Senza parlare degli errori veri e propri. Ad esempio, l’agabbadora della Murgia: il titolo è stato caldamente consigliato dall’editore, ma la figura della clemente portatrice di morte non è rinvenibile nel Novecento, secolo in cui il romanzo è ambientato…
E allora, appello agli scrittori: i titoli sceglieteveli voi. Non guardate al mercato, al pubblico, all’editore. Sarebbe come fare un figlio e lasciar scegliere la faccia alle zie, perchè è la parte del corpo che si presenta alla gente andando in giro.

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