Sociologia dell’ironia, di Ludovico Ferro

Finalmente un libro che parla di ironia, umorismo e dei concetti affini (parodia, sarcasmo, grottesco…) con la consapevolezza che non ci sono definizioni assolute: pensavo di essere io a non arrivarci! invece i confini tra i vari concetti sono molto sfumati, dunque se decidiamo di adottare un termine al posto di un altro, facciamolo pure, ma dobbiamo essere coscienti che è una scelta arbitraria, per quanto funzionale. Mi è piaciuto inoltre l’approccio multidisciplinare: l’autore ricorre a rappresentanti di altre discipline (Bergson, Kierkegaard, Freud, Pirandello…) e non si limita agli studiosi di sociologia suoi colleghi.

Introduce una distinzione tra ironia semplice, utilizzata nel quotidiano, che implica un basso livello di competenza condivisa e che si concretizza spesso nell’antifrasi, così, tanto per parlare; e un’ironia complessa, a cui si può ricorrere quando il livello di conoscenza comune è elevato, l’autore conosce bene l’argomento e può permettersi di adottare pochi segnali ironici, tanto sa che sarà capito dal suo pubblico.

Una cosa mi ha fatto riflettere: Ferro sottolinea che l’ironia è tipica delle epoche di transizione, di maturità (esempio, Socrate arriva alla fine della civiltà ateniese), così come è tipica dell’età matura di una persona. E’ abbastanza logico, perchè per permettersi l’ironia bisogna raggiungere un certo grado di consapevolezza su di sè e sul mondo attorno a sè, però… se la nostra società è priva di ironia, significa che non è in transizione? Significa che durerà ancora per un pezzo? Significa che per chissà quanti anni andremo avanti così?

Interessante anche l’analisi dell’ironia di Woody Allen: ecco perchè non mi piaceva! Perchè avevo delle aspettative sbagliate quando guardavo i suoi film: volevo una trama lineare e dei significati ben chiari, e invece un approccio ironico va nella direzione contraria. Mi sa che me li devo riguardare tutti… e quando Ferro dice che alcuni dei suoi film bisognerà forse rivederli fra qualche anno per coglierne aspetti ora non evidenti, mi viene inmente l’effetto profetico, l’effetto “cassandra” degli umoristi/ironisti (ne accenna anche Guareschi in una sua conferenza).

“Riassumendo, l’umorismo ha un legame costante con il comico; come l’ironia può avere uno strettissimo rapporto con la conoscenza e la cultura, può cioè essere frutto dell’esercizio di una particolare intelligenza e capacità di critica; a differenza dell’ironia può essere un processo individuale ed avere la funzione di alleviare paure e sofferenze, oppure di svelare vizi e cattiveria, ma non è mai esso stesso cattivo ed è anzi spesso indulgente e comprensivo. Rimprovera, ma alla fine assolve e perdona”.

Leave a comment

Filed under Libri & C.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s