Maurizio Zaccardi e le sculture ispirate a Guareschi

9 luglio 2011.
La presentazione è stata fatta da Giovanni Lugaresi, autore de “Fede e libertà”, uno dei libri che ho letto su Guareschi per scrivere il mio “saggio” (o tesina o come cavolo volete chiamarla). Infatti ne ho approfittato per farmi autografare il volumetto.

Zaccardi: chi è costui? Classe 1955, parmense, scultore e pittore che ha al proprio attivo mostre un po’ in tutta europa. Date un’occhiata qui per vedere alcune sue opere: http://www.mauriziozaccardi.it. Un “solitario”, lo ha descritto Lugaresi, perchè non appartiene a nessuna corrente e non frequenta circoli c.d. artistici; come Guareschi. Si è fatto conoscere con la scultura di un clochard, un essere umano in carne ed ossa che nella sua parma tutti conoscevano (e che ovviamente ha sollevato polemiche, perchè i riferimenti a fatti e persone reali corrono sempre questo rischio). E poi c’è stata la statua di Guareschi, a Fontanelle di Roccabianca; attenzione a non chiamarla monumento: Guareschi è sempre stato critico contro la mania dei monumenti! Lugaresi si è salvato dicendo che quella statua non è un monumento a Guareschi, bensì che E’ Guareschi.

Poi è intervenuto Zaccardi stesso. Spigliato ma semplice; un’intelligenza che deriva (anche) da un fine intuito: mai sottovalutare gli artisti! Solo che unendo l’intuito alle aperture romagnole, a volte qualche frecciatina te la tirano. Gli ho chiesto come mai ha chiamato “satiriche” le sue sculture sul mondo piccolo, considerando che Guareschi in quei “romanzi” è stato più umorista che satirico. La risposta non mi ha convinto al 100%. Niente di grave. Tuttavia Lugaresi ha avuto la bella idea di avvisare il pubblico che quella che aveva fatto la domanda (cioè io) era la vincitrice del premio Guareschi 2011. E Zaccardi ha commentato che infatti la domanda gli era sembrata furbetta. Non abbastanza, purtroppo. Perchè se si vuole intavolare una conversazione letteraria o artistica, non c’è posto più sbagliato di un convegno letterario o artistico: troppa gente. La risposta di Zaccardi non mi ha convinta, ma è uno che sa parlare, che ragiona, che non mi elenca gli ingredienti dell’ultimo dolce che ha cucinato, come sembrano voler fare quasi tutti quelli che frequento. La vera furbetta avrebbe aspettato che la folla si disperdesse e poi lo avrebbe agganciato per finire il discorso; io sono dovuta scappare appena hanno accennato ad alzarsi in piedi. Ho sempre un atteggiamento ambivalente nei confronti di questi eventi e degli artisti: da un lato mi attirano, mi incuriosiscono, vorrei sapere come ragionano, se sotto le parole e le arti ci sono carne ed ossa; dall’altro, ho proprio paura di trovarle, le carni e le ossa. E comunque, per quanto mi piacerebbe far parte di un circolo culturale o di gruppi letterari, alla fine me ne tengo sempre lontana. Forse sono una solitaria pure io.

Tra le domande che sono venute fuori, mi ha colpito un commento: la scultura è l’arte delle arti perchè bisogna girarci attorno. Se ne può parlare. In realtà, secondo me un artista non è davvero tale se si limita ad un’arte soltanto. Io non sono un’artista, perchè mi limito a farmi piacere la scrittura. Zaccardi è un artista perchè spazia nel disegno, nella pittura e nella musica. Il “girare” attorno ad un’arte nel senso fisico, deve avere per oggetto se stessi: si gira attorno a se stessi, ci si mette in gioco nei vari campi.

Mi ha fatto riflettere inoltre un passaggio di Zaccardi che, dopo le sculture di Guareschi e di Toscanini, ha sentito il bisogno di lasciare da parte le sculture troppo figurative, dove doveva studiare i singoli bottoni; doveva passare a qualcosa di più… sfuggevole? (non ricordo il termine esatto che ha usato): da qui le sculture legate alla musica (tra cui un bellissimo busto di donna che si fonde con le curve di un violino). Mi viene in mente il concetto di verosimiglianza letteraria: è un limite che serve ad esercitare l’arte, ma se è troppo stretto e prolungato, la soffoca. L’arte deve rispettare delle regole di verosimiglianza così come all’inizio si devono seguire le regole in un’arte marziale: solo quando si sono interiorizzate bisogna abbandonarle per raggiungere la Creazione. Bah, alle undici di sera mi perdo davvero in sciocchezze.

Un’ultima cosa: nella dedica sul libro, Lugaresi mi ha definita Guareschiana. Grazie, ma non sono guareschiana, o per lo meno non lo sono più di quanto sono mazzantiana, proustiana, lugaresiana, roverediana, mancusiana, nesiana… insomma, vengo da un altro pianeta.

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