L’esistenzialismo è un umanismo, J. P. Sartre

Questo testo è il frutto di una conferenza tenuta nel 1945. Ce l’ho nella versione scolastica, ottima per me che non ho basi filosofiche. In questa conferenza Sartre si è difeso da tutta una serie di accuse che venivano mosse all’esistenzialismo. Vediamo in estrema sintesi.

L’esistenza precede l’essenza: l’uomo non è stato creato da Dio seguendo un’idea di Uomo. L’uomo diventa tale facendosi man mano nella vita. E’ questo che lo distingue dagli oggetti: non esiste una definizione aprioristica dell’uomo su cui egli si forma e non viene fabbricato da un artigiano (quale può essere Dio). L’uomo, facendosi, si rende responsabile della visione che egli ha dell’Uomo, perchè quando agisce mette in pratica un progetto che coinvolge tutti i suoi simili. Esempio: se mi sposo, abbraccio una certa visione della monogamia che ritengo valida.

Il problema è che l’uomo è condannato ad essere libero: senza nessuno a dirgli quali sono le scelte giuste, lui deve scegliere da solo, e ciò crea angoscia. “Certo, molti uomini non sono angosciati, ma noi affermiamo che essi celano a se stessi la propria angoscia, che la fuggono: certo, molti uomini credono, quando agiscono, di non impegnare che se stessi e, quando si dice loro: – Ma se tutti facessero così? -, alzano le spalle e rispondono: non tutti fanno così. Ma in verità, ci si deve sempre chiedere: che cosa accadrebbe se tutti facessero altrettanto?”. Chi rinnega la propria angoscia agisce in malafede. E il fatto di mentire implica un valore universale attribuito alla menzogna.

Una delle accuse mosse all’esistenzialismo è che questa angoscia, questa ineluttabilità della libertà che deve scegliere tra alternative che, dal punto di vista del valore, non si distinguono l’una dall’altra, porti alla rinuncia. Sartre si difende: “Non si tratta qui di un’angoscia che condurrebbe al quietismo, all’inazione. Si tratta di un’angoscia semplice, che tutti coloro che hanno delle responsabilità conoscono bene. Quando, ad esempio, un capo militare si assume la responsabilità di un assalto e manda un certo numero di uomini alla morte”.

L’azione è l’unica risposta che si può dare all’angoscia. Neanche i sentimenti possono assolvere questo compito, perchè un sentimento che non si traduca in azione, è come non esistesse: “il sentimento si forma con gli atti che si compiono: non posso quindi consultarlo perchè mi serva da guida”. Traduco in parole povere: dire “ti amo” e sentire questo sentimento non è la stessa cosa di dedicare la propria vita alla persona che si ama. Scegliere di restare a casa a curare la madre malata invece di partire per le avventure guerresche, è un’azione che ha dato valore al sentimento familiare; il sentimento che provi nei confronti dell’avventura, non estrinsecandosi in azione, è come non esistesse (Gide: sentimento che si finga o sentimento che si viva, sono due cose pressochè indiscernibili).

L’uomo, ognuno di noi, non è altro che l’insieme dei suoi atti. E questo non piace a molti, sottoscritta compresa: perchè non è consolatorio. Perchè ti rende responsabile di quello che sei, perchè non puoi accampare scuse, non puoi dire: sono povero perchè la società non mi dà da mangiare, sono stupido perchè non mi hanno mandato a scuola, sono solo perchè non ho trovato la persona giusta. Per l’esistenzialista “non c’è amore all’infuori di quello che si realizza, non c’è possibilità d’amore all’infuori di quella che si manifesta in un amore; non c’è genio all’infuori di quello che si esprime in opere d’arte”. Certo, ci sono difficoltà oggettive: ma l’uomo si squalifica con gli atti che compie per superarli. BISOGNA AGIRE! E’ come il discorso dell’inquinamento: non faccio la raccolta differenziata perchè tanto in Giappone stanno distruggendo l’ecosistema.

Altra accusa che è stata mossa all’esistenzialismo: voi non potete giudicare nessuno perchè non avete un sistema di valori assoluti che vi permetta di esprimere giudizi. Ebbene: l’unico metro di giudizio che utilizzano è proprio l’azione. Chi non si assume il suo impegno è un vile o è in malafede. A questo va il nostro (mio compreso, pur non ritenendomi salva da ogni rimprovero) disprezzo.

Altra accusa: siete individualisti. Ebbene, Sartre parla invece di una nuova forma di umanismo: “l’uomo è costantemente fuori di se stesso; solo progettandosi e perdendosi fuori di sè egli fa esistere l’uomo e, d’altra parte, solo perseguendo fini trascendenti, egli può esistere (…). Sempre cercando fuori di sè uno scopo (…) l’uomo si realizzzerà precisamente come umano (…). Non che noi crediamo che Dio esista, ma pensiamo che il problema non sia quello della sua esistenza; bisogna che l’uomo ritrovi se stesso e si persuada che niente può salvarlo da se stesso, fosse pure una prova valida dell’esistenza di Dio”.

Quest’ultimo concetto è vero: anche se avessimo la prova scientifica che Dio esiste, alla fine, alla prova dei giorni e dei secoli, noi uomini saremmo migliori? Abbiamo la prova che esistono altri uomini, li sperimentiamo ogni giorno, eppure li defraudiamo di tempo ed affetti ogni giorno. Finiremmo per fare lo stesso con il Dio-dimostrato-scientificamente…

“LA VITA NON HA SENSO A PRIORI. PRIMA CHE VOI LA VIVIATE, LA VITA DI PER SE’ NON è NULLA, STA A VOI DARLE UN SENSO”

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