L’ANIMA E IL SUO DESTINO, di Vito mancuso

L’ho iniziato solo ieri sera (notte, per essere precisi), ma penso che sarà uno di quei libri che mi coinvolgeranno. Innanzitutto, mi piace che uno ammetta un’evoluzione nel suo pensiero. Mancuso riconosce che nei suoi libri precedenti la natura era un’entità indifferente (e si riferisce alla sua opera sull’handicap), mentre ora si parte dall’assunto che iil bene è preesistente, che è insito alla natura sotto forma di “relazioni” che tendono all’ordine. Bisogna evolvere! Immaginate di aver scritto un libro che migliaia di persone hanno letto. E vi accorgete che qualcosa in esso era inesatto o incompleto: BISOGNA correggere o integrare! E’ un imperativo “categorico”, è un servizio alla Verità (perchè per verità non intendo quelle dogmatiche, ma quelle che ognuno ha dentro di noi).

Un mio amico, che ha letto molto e legge molto, mi ha detto che Mancuso non lo convince, che secondo lui “ci marcia”. Siccome ho molto rispetto per questo amico, la sua opinione mi resta sempre nello sfondo del cervello e probabilmente leggo Mancuso con un pizzico di diffidenza in più rispetto al mio solito. Però lo leggo lo stesso, perchè sue affermazioni mi fanno nascere altre domande, ed è questo che mi serve!

Sono d’accordo sull’assunto di fondo che “non esiste un mondo peculiare della religione, nel quale valgono leggi e possono avvenire cose del tutto differenti rispetto al mondo reale”: le distinzioni accademiche tra filosofia, scienza e teologia sono tutti tentativi scoordinati di capire quello che siamo e dove andiamo. Purtroppo non siamo ancora in grado di pensare in modo onnicomprensivo, forse perchè ciò richiederebbe una base di conoscenze troppo difficile da accumulare per una persona comune. Questo tentativo di unificare ragione e religione mi richiama alla mente Teilhard de Chardin, che Mancuso spesso cita (cita anche altri che hanno fatto questo tentativo: da Bonhoeffer a Simone Weil, da Florenskij a Etty Hillesum)

Sono d’accordo anche quando dice che la paura della morte è quella che ha portato fondamentalmente alla nascita della religione e della filosofia (Schopenhauer: “la morte è il vero genio ispiratore della filosofia”).

E rispetto il rispetto che Mancuso porta alla Chiesa cattolica, che lui continua a chiamare la “sua” chiesa, nonostante ammetta che ciò che scriverà andrà contro alcuni dei dogmi più importanti. Questo potrebbe essere un argomento a favore del fatto che non “ci marcia”, come dice quel mio amico: nel senso che, a differenza di un Odifreddi, Mancuso ha qualcosa da perdere nell’esporre opinioni contrarie a quelle della “sua” chiesa (Odifreddi sì che ci marcia: rispetto i suoi studi, ma il modo in cui li espone è troppo polemico perchè ha capito che questo vende).

Se rispetto tutto questo, tuttavia, già a pagina 16 mi ritrovo i primi dubbi quando dice “è evidente come il caso con cui avvengono le mutazioni sia dominato da una legge superiore”, e cita tutta una serie di scienziati a riprova di questo assunto. Tuttavia, forse perchè non può scendere nel dettaglio, l’affermazione rimane vacillante. Penso a tutte le mutazioni che non sono funzionali all’aumento di Ordine: quelle semplicemente spariscono con il loro soggetto, non ne rimane traccia. Rimane traccia solo delle mutazioni “vittoriose”, e di quelle parliamo: la storia la scrivono i vincitori. Certo, Mancuso guarda più al Sistema in cui queste mutazioni sbagliate avvengono, sistema in cui gli altri sentono il bisogno di aiutare il soggetto con l’handicap, per arrivare alla conclusione che anche queste mutazioni sbagliate sono funzionali al bene. Cioè, e qua interpreto io, il soggetto in sè riporta una quantità di ordine/bene inferiore rispetto alla media, ma nel sistema l’ordine/bene aumenta proprio per compensare l’handicap di uno dei suoi membri?? Può essere, ma questo è il punto di vista del sistema, non del soggetto. Penso a mio figlio, ma anche a tutti quelli presi peggio di lui: vorrei leggere l’altro libro di Mancuso, quello sull’handicap vero e proprio ma ora che qui scrive che ha superato quel punto di vista, mi chiedo se leggerei qualcosa di inutile. Ci penserò.

Ho storto il naso anche a pagina 17, quando parla di Sistema Specchio, di neuroni specchio, per giustificare l’importanza della relazione in natura. Che cosa sono i neuroni specchio? Qua due parole in più non ci stavano male.

Mi piace l’idea di un bene preesistente alla bontà. Non mi convince (spero che lo faccia!), ma l’idea in sè mi piace. Diciamolo: è consolatoria.

Ci sono alcune affermazioni che così come sono formulate non mi convincono. Ad esempio, parlando degli uomini di chiesa che hanno mandato al rogo gli eretici: “essi erano esattamente come siamo noi ora, un po’ buoni, un po’ cattivi, tutto sommato più buoni che cattivi”. Perchè più buoni che cattivi? In base a cosa?

E poi, afferma che la chiesa cattolica oggi è “la paladina nel mondo della libertà religiosa”. Mmmmmmm….

Vedremo andando avanti con la lettura.

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