Intervista alla scrittrice americana Rachel Howzell Hall

La scrittura non è il tuo lavoro principale, vero?

No. O meglio, lo è e non lo è. Lavoro come “science proposal writer” alla City of Hope, un istituto di ricerca e cura per il cancro qui nel sud della California. Mi incontro con i ricercatori e gli studiosi e loro mi raccontano degli sforzi in laboratorio per curare il cancro. Poi traduco quello che mi dicono in un linguaggio semplice e sviluppo proposte per incentivare possibili donatori. Così, scrivo tutto il giorno… per salvare vite dalle 7.00 di mattina alle 4 del pomeriggio, e per migliorare la vita il resto della mia giornata.

Hai un lavoro, un blog (www.writinginmycar.blogspot.com), un marito, una figlia, un gatto, un acquario pieno di pesci e hai scritto due libri: come riesci a conciliare tutti questi impegni?

È difficile! Soprattutto perché voglio fare tutto e bene. (ridendo) mi esercito col multi-tasking così sono avvantaggiata. Anche mio marito è un creativo – è un visual designer e ha disegnato la copertina del mio libro The View from Here— quindi capisce che ho bisogno di tempo per creare. Mia figlia ora ha sette anni perciò non è così dipendente da me com’era una volta. Anche lei capisce se ho bisogno di un’ora per me stessa. Anche lei vuole fare la scrittrice (e la veterinaria, e la cantante) e a volte prende carta e penna e si mette a scrivere davanti a me. La scrittura e i libri sono molto importanti per me – sono tra le poche cosa che posso indicare e dire: ‘è mio’.

Tuttavia, sono contenta di avere un lavoro a tempo pieno. In questo modo non sento la pressione di dover sfornare storie che non sono pronte solo perché devo pagare le bollette.

Quando scrivi? Di mattina, alla sera, durante la notte?

Scrivo di mattina presto, prima del lavoro, e ciò significa dalle 6:15 alle 7. Scrivo di domenica mattina prima che la casa si svegli e prima che la borsa del nuoto reclami di venir preparata per le lezioni. Raramente scrivo di sera – il mio cervello è distrutto quando torno a casa, preferisco leggere. Le mie ore migliori sono quelle mattutine. Sono fresca e il mio cervello ha lavorato sui problemi della trama e sugli errori fin dalla prima sessione di scrittura. Non lavoro di sabato – è il mio giorno di riposo.

Nel tuo blog mostri come scrivi, le revisioni, le operazioni di pulizia, posti le pagine scritte piene di correzioni… raccontaci qualcosa del tuo metodo di scrittura.

Io credo nella prima bozza sporca. Butto giù la storia su cartoncini – sono ottimi perché elementi della storia possono essere spostati e rispostati. Uso questi cartoncini per iniziare la prima bozza grezza. Posso avere un’idea della storia grazie a questi foglietti e così la butto giù. E lo faccio a mano. Ci vuole un sacco di tempo, durante il processo la storia cambia ma vado avanti, tornerò indietro solo per trascrivere a computer. Voglio che la prima bozza sia SCRITTA!

Una volta che la bozza è pronta, la lascio riposare per qualche giorno. Ci penso sopra e prendo appunti su block-notes che tengo a portata di mano perché penso a dettagli da aggiungere e direzioni da seguire. Alla fine di questo periodo di raffreddamento ho un mucchio di appunti da considerare per la seconda bozza.

Poi inizio la seconda bozza, la mia stesura preferita. Qui do veramente forma alla mia storia (può cambiare, ma di poco). Rileggo da cima a fondo il manoscritto senza trascrivere. Prendo degli appunti sulla pagine per guidarmi quando batterò davvero la storia a computer. Metto queste note in punti rilevanti. Amo, amo, amo questa parte. Poi comincio dall’inizio, un capitolo alla volta.

Di solito, dopo questa faccio altre tre revisioni. Voglio liberarmi a tutti i costi dei refusi, migliorare le descrizioni, far brillare il tutto. Mi servono circa nove mesi per ottenere una buona stesura.

“A quiet storm” ha ottenuto molte buone recensioni, anche nella Oprah Magazine e nel Library Journal: ti aspettavi un successo simile?

Non me l’aspettavo e sono rimasta esterrefatta! Avevo lavorato duro sulla storia e il mio agente e il mio editore e così mi aspettavo soltanto che sarebbe piaciuto al mondo intero. Ma al pubblico è piaciuta sul serio, ne è stato colpito. I club di lettura e i circoli culturali lo hanno amato e ho fatto un paio di incontri a Hollywood…

Siamo andati tutti fuori a cena dopo la recensione della Oprah Magazine. È stato un period incredibile.

Gli Ebooks in Italia non sono così diffusi: perchè hai scelto la versione digitale per The View From Here?

Nonostante il successo di A Quiet Storm, non sono riuscita a firmare un contratto per un’altra pubblicazione tradizionale. Avevo scritto molte storie e i miei agenti si sono dati molto da fare, fiduciosi che un editore se ne sarebbe occupato, ma niente. È successo di nuovo a luglio – ho preparato una fantastica storia su un reporter che scriveva su un serial killer e niente contratto. (Pubblicherò No One Knows You’re Here ad agosto!)

Dopo aver letto in un post sul blog del famoso scrittore Joe Konrath che neanche lui non era riuscito a pubblicare e che si era rivolto agli e-book con successo, mi sono detta: ‘perché no?’, non ho assolutamente nulla da perdere. Sapevo che The View from Here era buono – il mio agente ci aveva lavorato duro insieme a me. Ma era ancora nel mio disco fisso. E ora ho venduto più di 800 copie dalla sua pubblicazione a novembre del 2010. Non vedo l’ora di pubblicare un altro libro.

Da dove ti è venuta l’idea per la trama?

Nel 2000, molti tra i miei familiari e amici hanno vissuto dei lutti in famiglia. La nonna di mio marito è diventata vedova. Gaga è una persona molto religiosa che pensa che i morti sono morti, non crede ai fantasmi e robe simili. Ma da quando suo marito è morto, dice che a volte lo vede e ci parla. Questi commenti, fatti da una persona con delle idee così forti sulla morte, mi colpirono molto e mi fecero riflettere.

E sono sposata, da quindici anni ormai, e nel periodo in cui stavo scrivendo, alcuni dei nostri amici sposati si stavano separando – alcuni per colpa di relazioni extraconiugali, altri a causa dei bambini (per la mancanza di bambini o per i cambiamenti nel rapporto dovuti alla nascita dei figli). Così ho voluto scrivere di un matrimonio con tanto di fantasma. Et voilà!

Qual è la tua definizione di “arte”?

Per me l’arte è una rappresentazione o un’espressione creativa della vita. Il suo essere “buono” o “cattivo” non fa differenza – è soggettivo.

Qual è il tuo scrittore preferito?

Adoro Stephen King. Il suo linguaggio e semplice e vivace, e le sue storie sono accessibili. Ho appena finite di leggere Under the Dome e mi sono di nuovo innamorata di lui.

Ma un altro scrittore sta minacciando di scardinare questo amore. Ira Levin ha scritto The Boys from Brazil, Rosemary’s Baby e The Stepford Wives. Sto leggendo quest’ultimo adesso, e provo per lei una specie di timore reverenziale.

Conosci o ti piace qualche scrittore italiano?

Oltre a Dante, no. [ridendo] Ce ne sono alcuni che scrivono come King e la Levin? Accetto consigli!!

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