Intervista alla scrittrice americana Carolyn Moncel

Intanto ringrazio Carolyn per aver accettato questa intervista. Cominciamo subito!

Sebbene tu abbia pubblicato un sacco di articoli su riviste, giornali e siti internet( Entrepreneur.com, Expatica.com, Chicago Tribune, Forbes, Wired News, International Herald Tribune, Wall Street Journal, Working Mother, Bonjour Paris, and PrissyMag.com), “Encounters in Paris” è il primo libro di narrativa da te pubblicato. Quando e come hai iniziato a scrivere fiction?

Scrivo storie fin da quand’ero piccolo. Dai 10 ai 16 anni scrivevo in continuazione. Ho smesso di scrivere narrativa quando ho cominciato il college perché era impegnativo. Tuttavia non ho mai rinunciato completamente alla scrittura. A volte il lavoro di PR richiede qualche storia, così non riesco a sfuggire alla scrittura, indipendentemente da quanto mi sforzi.

Quanto tempo hai impiegato a scrivere il tuo libro?

Una volta iniziato, ho impiegato due mesi a finire “Encounters in Paris.” Vorrei scrivere nei fine settimana. Mi ci sono voluti otto anni per iniziare a scrivere di nuovo narrativa! Sono la classica procrastinatrice. E poi sono sposata, ho due bambini e ho un lavoro a tempo pieno. È stato duro per me ritagliarmi del tempo per sedermi a scrivere.

Il manoscritto è mai stato rifiutato (e se sì, come hai reagito?) oppure sei riuscita immediatamente a trovare un editore?

Non ho mai presentato il manoscritto a una casa editrice perché avevo troppa paura dei rifiuti. Temevo che, se ne avessi ricevuti troppi, non avrei avuto il coraggio di finire il mio primo libro o di pubblicarne un altro in futuro. Così ho deciso di ricorrere al self-publishing e per me è stata la decisione giusta. Sono stata libera di scrivere quello che volevo. Pubblicare in questo modo mi ha dato la possibilità di far esperienza del mondo editoriale e ho tenuto i miei progetti completamente sotto controllo.

Prima di pubblicare “Encounters in Paris” ho ricevuto alcuni rifiuti ma ho ottenuto anche alcuni successi. Per lo più quando ho sottoposto il mio lavoro a riviste letterarie oppure quando ho partecipato a concorsi di scrittura. Non lascio che i rifiuti mi influenzino. Le critiche costruttive mi aiuteranno a diventare una scrittrice migliore.

“5 Reasons to Leave a Lover” sarà pubblicato quest’anno. Vuoi dirci qualcosa di questo libro? È un sequel di “Encounters in Paris”?

L’ispirazione per “5 Reasons to Leave a Lover” mi è venuta dalla canzone del cantaurore americano Simon, “50 Ways to Leave a Lover,” . Un giorno stavo camminando lungo le strade di Losanna e ho sentito quella canzone uscire a tutto volume da un’auto di passaggio. Mi sono detta: ‘Questa canzone ha ragione solo a metà.’ I modi in cui lasci un compagno sono infinite, le motivazioni, invece, no. Alla fine i motivi sono: inganno, violenza, tradimento, ambivalenza o morte.

In un certo senso questo libro è la continuazione di “Encounters in Paris” perché i due personaggi principali, Ellery e Julien Roulet ritornano in gioco. Questa volta i Roulets sono coinvolti in un triangolo amoroso con altre due coppie, ed esplorano come un rapporto d’amore vada irrimediabilmente in pezzi. Come “Encounters in Paris” è una raccolta di racconti incentrati su un tema ed ogni storia può essere letta a sè. Tuttavia “5 Reasons to Leave a Lover” è differente perché questa raccolta contiene un romanzo breve più altri due racconti brevi.

“L’immaginazione è più importante della conoscenza” disse Einstein. Può essere vero anche per la tua scrittura?

Sono d’accordo fino ad un certo punto. Quando si scrive un’opera di narrativa, l’immaginazione permette allo scrittore di portare il lettore ovunque e in qualunque tempo. Tuttavia, la fiction deve rispettare alcuni elementi di credibilità – anche nel fantasy. È la verisimiglianza e la verità che tengono legato il lettore all’opera dell’autore. Ecco dove la conoscenza è utile. Quando imparavo a scrivere a scuola, I miei insegnanti mi dicevano di scrivere solo di quello che conosco. Dunque la conoscenza può essere acquisita attraverso l’esperienza personale ma anche attraverso ricerche e conversazioni.

Raccontaci qualcosa del tuo metodo di scritura: computer o scrittura a mano? Ti piace scrivere su carta speciale? Dove scrivi?

Sebbene abbia un ufficio, mi piace scrivere a letto! A mio marito non piace ma ha imparato ad accettarlo! Di solito scrivo a computer ma posso anche scrivere su qualunque tipo di carta mi capiti sotto mano. Ho scritto sui fazzolettini, su post-it, sul retro di buste, dietro gli estratti conto bancari e perfino sul retro della pagella di mia figlia! Scriverò ogni volta e in ogni posto l’ispirazione mi colpisca. Amo il mio cellulare perché posso registrarci i miei pensieri. Tengo sempre penna e block-notes vicino al letto perché spesso idee e frammenti di conversazioni mi vengono in mente durante la notte. Mi vengono molte idee anche mentre cammino o vado a correre. Per qualche strana ragione mi sento spinta a scrivere quando prendo il treno dei pendolari o sulla metro.

Vivi in Svizzera dal 2007, ma hai vissuto anche a Parigi e Chicago è la tua città natale. Quanto influisce sulla tua scrittura il carattere locale del paese?

Il luogo in cui mi trovo mi influenza parecchio ma non nel modo in cui intende la maggioranza della gente. Nel mio lavoro non sento sempre il bisogno di descrivere un luogo particolare; tuttavia sono molto influenzata dai linguaggi e dalle voci. In famiglia mi chiamano “l’uccello-mimo” perché riesco sempre a identificare e a imitare gli accenti locali nei discorsi. Mi basta sentire l’accento poche volte per riuscire ad imitarlo. Eppure, imparare a parlare una lingua straniera è stato difficile – molto strano! Per esempio, a Chicago riesco a capire da quale parte della città una persona proviene basandomi solo sulla sua voce. In America, ognuno può distinguere la differenza tra un accento texano e uno di New York. Io addirittura riesco a distinguere le differenze fra accenti strani, come quelli della Virginia e della Pennsylvania, per esempio. È molto bizzarro! Dunque è stato molto interessante sentire gli accenti dell’inglese parlato in Europa. Mi piace incorporare queste singolari parlate nel mio lavoro. Il modo in cui le persone parlano e i loro atteggiamenti fisici sono molto importanti quando considero gli elementi essenziali dello sviluppo di un personaggio. Inoltre, è importante la cultura in cui i miei personaggi pensano , perché nella mia scrittura quello che non scrivo è altrettanto importante di quello che non scrivo.

Come riesci a conciliare il tuo principale lavoro di web consultant con la scrittura? Quando dormi??

Mi piace dormire, troverò sempre il tempo per farlo! Le mie giornate sono lunghe perchè lavoro su progetti sia europei che nordamericani. Devo rimanere in ufficio fino a tardi per lavorare su progetti per gli Stati Uniti. Il fatto che il mio sia un lavoro virtuale, implica che possa lavorare ovunque. Non è raro vedermi lavorare al portatile al lago o al parco mentre i miei figli stanno giocando. Cerco di lavorare un po’ alla sera e durante le prime ore del mattino nei fine settimana. Cerco di trascorrere il resto dei miei weekends con la mia famiglia e con la mia famiglia originaria ed amici in Europa e negli Stati Uniti.

Qual’è la tua definizione di “arte”?

Non me ne intendo molto di arte. So solo quello che mi piace! L’arte per me contiene sempre un qualche tipo di verità universal. Il livello di autenticità è innegabile.

Qual è il tuo scrittore preferito?

Cambia di volta in volta.. dipende anche dal genere – se si tratta di narrativa o saggistica; articoli o prosa. Al momento il mio scrittore preferito di prosa è Philip Roth perché mi piace come cattura i pensieri e dispiaceri dei personaggi. È un maestro in quello che sto facendo io con la mia scrittura – lasciare spazio al lettore per permettergli di trarre le proprie conclusione su ogni singolo personaggio.

Frequenti ambienti letterari o sei una “scrittrice solitaria”?

Sono aperta a frequentare ambienti letterari perché penso che potrei beneficiare dagli scambi e dai feedback, e questo potrebbe aiutarmi a maturare come scrittrice. Per ora sono una scrittrice solitaria.

Conosci/ami qualche scrittore italiano?

Bè, ad eccezione di Dante e Machiavelli, mi dispiace ammettere che non ne conosco molti altri. Tuttavia conosco Umberto Eco e il suo “Il nome della rosa”. Mi è piaciuto sia il libro che il film. Il fatto di abitare in Europa ha ampliato le mie scelte letterarie. Scopro con gioia nuovi scrittori ogni giorno.

Quanti libri leggi in un anno?

In un anno buono arrive fino a 25 libri. In un anno cattivo arrivo a sette o otto. Tendo a leggere i libri in base alla stagione. In autunno mi piacciono i classici. E ora sto iniziando anche a leggere libri in francese. In inverno ho la tendenza a leggere saggi. In primavera mi piace leggere autori alla loro prima pubblicazione e in estate letteratura leggera!

Ti piacerebbe far tradurre i tuoi libri in italiano?

Le mie storie in sostanza trattano temi universali. Ognuno sa cosa vuol dire perdere un lavoro o la persona amata. Perciò mi piacerebbe davvero che I miei libri fossero tradotti in italiano, ma anche in francese, spagnolo e ogni altra lingua immaginabile.

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