Intervista a Cristiano Carriero

“Faccio il copywriter e scrivo testi su commissione” così ti presenti sul tuo sito http://www.cristianocarriero.it. È comunque un lavoro che ti costringe a esercitare la creatività. Quanto ha influito sulla tua scrittura narrativa?

Si tratta di due scritture profondamente diverse in realtà. Quella pubblicitaria è sintetica, veloce, quella narrativa è prolissa, descrittiva. Quando scrivo romanzi sono poco copywriter e viceversa, sebbene il fatto di esercitare continuamente la scrittura fa di me una persona estremamente versatile e creativa.

Perché ti sei dato alla narrativa?Cosa succede nel cervello di un ragazzo di venti o trent’anni quando decide di scrivere?E cosa è successo nel tuo?

Succede che ad un certo punto ti accorgi che alla gente piace quello che scrivi. Legge volentieri i tuoi temi a scuola, poi le lettere, poi le pagine di un diario. Nel presente commenta i tuoi post su facebook e apprezza. E allora ti metti a scrivere una storia. Prima la butti giù come viene, poi inizi a lavorarci su, a tagliare gli aggettivi a smussare gli avverbi. Ecco, quando ti dedichi anima e cuore a questo tipo di lavoro sei nel pieno del romanzo.

Raccontaci il tuo metodo di scrittura: revisioni, luogo preferito, manie, tempo necessario per finire un libro…

Mi piace scrivere la sera, quando il telefono non squilla e i rumori in sottofondo diminuiscono. Lavorando non ho molto tempo e così devo ottimizzare, spesso riducendomi a scrivere di notte. Non ho particolari manie, un tempo ai sistemi operativi preferivo la biro ma ormai mi sono abituato a usare direttamente il computer. Per quanto riguarda le revisioni lasciami dire che da solo non ce l’avrei mai fatta. Ho riletto il libro 100 volte, notando ancora degli errori. Quello della correzione è il lavoro più duro di tutti e senza l’editor Dino Mogianesi, e le mie amiche Valeria e Serena sarei ancora lì a rileggere le bozze.

Nel tuo ultimo libro, “Ci sono notti che non accadono mai” il tema principale è l’amore. Non è la prima opera né sarà l’ultima che tratta questo argomento, eppure c’è sempre qualcosa di nuovo da aggiungere. Allora, definisci l’amore…

Verissimo, non è la prima né l’ultima. Ma io mi sono preso la briga di raccontare l’amore a tutte le età, in cinque periodi molto diversi tra di loro. Quando si raccontava per lettera, quando si tremava in una cabina telefonica, quando si scriveva tramite sms (sembra passata un’eternità), fino alle prime mail e all’attualità, un periodo nel quale spesso ci si dichiara tramite social network o si recuperano amori passati e finiti nel dimenticatoio. Ecco, io non ho la presunzione di dire cos’è l’amore ma l’ardire di raccontare come è cambiato il modo di dire “ti amo” negli ultimi 20 anni.

Raccontaci la tua esperienza col mondo editoriale: tentativi, eventuali rifiuti e reazioni.

Ho scritto due romanzi e in entrambi i casi mi sono rivolto a diverse case editrici ricevendo risposte più rapide e veloci da piccole-medie case editrici. Credo che il mercato dei colossi tipo Mondadori o Feltrinelli sia piuttosto bloccato o semplicemente il mio tipo di scrittura non rientra nei loro programmi. Tra quelle che si sono interessate ho scelto quelle che aiutano di più i giovani autori, soprattutto nella fase di editing. E in questo caso la Gei di Jesi si è dimostrata una realtà molto professionale, pubblicando il mio testo solo dopo un accuratissimo editing e svariate riletture.

Quanto può entrare l’autobiografia nell’opera di uno scrittore?Esiste un limite?

Credo che la bravura di uno scrittore stia proprio nella capacità di allontanarsi dalla propria autobiografia. Il mio primo romanzo “In giro per l’Europa con la maglia di Vieri” è troppo autobiografico in questo senso. Con “Ci sono notti che non accadono mai” parto da esperienze reali per raccontare un romanzo molto articolato nel quale i personaggi sono creati ad hoc per emozionare, far riflettere, far affezionare il lettore.

Qual’ è la tua definizione di “arte”?

L’arte è qualcosa di immortale, che non ha tempo, non è soggetta alle mode. Ma soprattutto è qualcosa che non riguarda il sottoscritto. Io scrivo per passione, su argomenti attuali, per permettere a chi mi legge di distrarsi e magari riflettere. Ma non ho la pretesa dell’arte.

Qual è lo scrittore italiano che non riesci a leggere e perché?

Ti rispondo molto sinceramente: Giorgio Faletti. Trovo quel tipo di storie insopportabili ma è un mio limite. Probabilmente perché continuo ad associare Faletti a Vito Catozzo e al Drive In o semplicemente perché non sono predisposto per i thriller. Questo non toglie che lui sia un grande scrittore e che le vendite parlino per lui.

Quanti libri leggi in un anno?

Direi circa una cinquantina ma qualcuno lo lascio a metà. Non c’è cosa più triste per un libro.

Altri progetti di narrativa per il futuro?

Sono dell’idea che le cose migliori siano ancora da fare, quindi non vorrei fermarmi proprio adesso. Devo fare i conti con una realtà che mi vede impegnato su più fronti con il lavoro e le altre mie attività (tra le quali una linea di abbigliamento). Mi piacerebbe scrivere un romanzo più impegnato, ultimamente mi hanno affascinato molto le storie di Kadaré sull’Albania e vorrei partire proprio da lì, ma non posso aggiungere altro.

Nel corso di interviste a scrittori emergenti statunitensi, ho notato che quasi nessuno conosce scrittori italiani contemporanei, si rimane fermi a Machiavelli o Dante, al massimo ti citano un Eco. Saviano, Lucarelli, Ammaniti, Bevilacqua, Baricco, Maraini, De Carlo, Busi e tutti gli altri nomi che a noi verrebbe normale nominare in un’antologia della letteratura contemporanea… sembrano non esistere all’estero. Tu hai mai pensato di far tradurre (e pubblicizzare!) i tuoi libri all’estero?

Certo che essere conosciuto all’estero dopo Dante e Machiavelli non mi dispiacerebbe affatto… Scherzi a parte si ci ho pensato. Ho dei contatti all’estero che potrebbero dirmi se un’eventuale traduzione di “Ci sono notti che non accadono mai” potrebbe funzionare. Spagna e Balcani secondo me sarebbero l’ideale e potrei sfruttare le conoscenze acquisite in giro per il mondo per fare un lavoro di questo tipo. Si tratta di un investimento ma è un’ipotesi che mi affascina.

Quale scrittore straniero butteresti giù dalla torre? (nominane anche più di uno: pochissimi stranieri leggono questo blog e lo fanno solo con i post in inglese, dunque puoi sbizzarrirti e parzialmente vendicare la letteratura italiana per lo snobismo cui la sottopongono all’estero!)

In generale quando compro un libro di uno scrittore straniero è perché mi piace (vedi Hornby, Coehlo) o perché mi è stato consigliato. Quindi faccio un po’ fatica a rispondere a questa domanda. Se devo essere sincero butterei giù la signora Rowling e tutta la saga di Harry Potter, ma solo perché è un libro che mi annoia alla seconda riga. Anche in questo caso però posso solo togliermi il cappello davanti ai numeri.

Dio ha deciso che nella prossima vita sarai una donna. Pensi che continuerai a scrivere?

Mi fa piacere che Dio abbia preso questa decisione… Si, credo che continuerò a scrivere e forse lo farò meglio. I miei romanzi, in generale, piacciono di più alle donne che agli uomini, per questo apprezzo molto i complimenti di questi ultimi. Di solito gli uomini sono più interessati ad altre cose e quando si fermano a leggere un libro che ha come argomento l’amore non può che farmi piacere.

Se volete vedere il book trailer, cliccate qui:


Grazie Cristiano!!!

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