CECENIA (ANNA POLITKOVSKAJA)

sembra che la Cecenia non esista più, neanche in internet. Per questo pubblico una lettera che la giornalista ha ricevuto nel 2002:

“Buongiorno, le scrivo perchè sono un suo fedele lettore e non so a chi altro rivolgermi. il mio problema è che sono ceceno. me l’ha spiegato un miliziano ‘tutore dell’ordine pubblico’. Immagino che anche lei abbia i suoi problemi, spero tuttavia che possa aiutarmi.

il 23 marzo scorso rientravo a casa alle dieci e mezzo di sera. Durante il tragitto, sono stato fermato da una pattuglia della milizia. Mi hanno chiesto i documenti. Erano in regola. Allora mi hanno perquisito, poi hanno preteso che mostrassi loro le mani perchè, a quanto mi dissero, ero molto pallido (è il modo in cui molto spesso, per strada, la polizia diagnostica il consumo di droghe). Ma addosso non avevo niente.

A quel punto è cominciato tutto. Mi è stato ingiunto di spogliarmi. Naturalmente ho rifiutato, oltre tutto la temperatura era gelida. Allora due membri della pattuglia si sono messi a colpirmi sui reni con i manganelli gridando che bisognava fare fuori tutti i ceceni. A ogni colpo che mi dava, uno di loro diceva che era per vendicare i soldati russi morti in Cecenia.

Avrebbero finito per uccidermi, ma per fortuna è intervenuto un terzo miliziano, che a differenza degli altri due non era ubriaco. Ha detto qualcosa gli altri: mi hanno assestato ancora qualche colpo, poi hanno preso tutti i soldi che avevo e mi hanno mandato via con la minaccia che avrebbero di novo incrociato la mia strada. Non posso neanche permettermi di aver paura di loro, perchè le autorità sono tutte dalla loro parte. Dovunque mi rivolgo non trovo aiuto nè consiglio. Non posso darle il mio nome nè il mio indirizzo. Pubblichi questa lettera, se possibile, e mi dia dei consigli su cosa fare. I miliziani hanno affermato di avere mille maniere per sbattermi in prigione”.

Questo era successo a Mosca. E ora riporto altre frasi della giornalista, anche senza virgolette e metto tra parentesi qualche commento che di sicuro mi scapperà.

Non c’è dubbio che in Russia, paese perennemente occupato a trovare nemici interni responsabili di tutte le sue disgrazie, il gioco sia molto redditizio in termini di popolarità. E’ lo stesso meccanismo che spiega il recente picco di popolarità di Jean-Marie Le Pen in Francia. Sia qui che in Francia, si fa appello ai bassi istinti della folla.

Dall’inizio della seconda guerra cecena, nessun funzionario o militare si è trovato a dover rispondere di azioni razziste o di mancato rispetto della Costituzione. Ciò dimostra che la pratica razzista è autorizzata dai massimi vertici dello stato. Così la pensa il presidente russo (PUTIN, amico di Berlusconi), pertanto non c’è modo di punire nessuno. Altrimenti come spiegare che nessun tribunale prenda in esame le denunce delle vittime del razzismo?

(2002) Uno sceneggiato televisivo in tre parti dall’accattiante titolo di Spetznaz. Girato con fondi statali, il che significa finanziato dai contribuenti, è andato in onda sul primo canale della televisione russa in prime time (tra le otto e le nove di sera) (…). La serie è un thriller ideologico il cui obiettivo principale è mostrare quanto si adivertente (sic!) uccidere gli abitanti del Caucaso settentrionale e quelli che dall’estero vengono in loro aiuto. Spetznaz si svolge in Cecenia, che viene presentata come un territorio nemico. Non vi è un solo personaggio ceceno ‘positivo’, neanche in un ruolo secondario. Tutti i ceceni sono cattivi, infini, ladri. Non combattono per delle idee, sono mossi esclusivamente dalla prospettiva del lucro e dei dollari falsi. (…) Le cassette della serie sono state rapidamente distribuite nelle basi militari e negli avamposti ceceni. La sera, i federali si godono lo spettacolo infilando il nastro in videoregistratori rubati alla popolazione locale. E vi trovano nuovo incitamento a organizzare zaciski, saccheggiare, uccidere e torturare.

Leave a comment

Filed under Libri & C.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s