La vita è altrove, di Milan Kundera

E’ compatibile il pathos lirico con la rivoluzione ? Sembra di sì, a giudicare dall’alto numero di poeti che Kundera cita in questo romanzo: non solo il suo protagonista, Jaromil, ma anche Lermontov, Shelley, Rimbaud, giovanissimi, sono partiti per qualche tipo di avventura rivoluzionaria. Ma Jaromil ha qualcosa di diverso: vive durante la rivoluzione socialista, un’epoca in cui denunciare qualcuno è un’attività quotidiana, che porta vantaggi, e a cui lui non si sottrae. Sarà per questo un poeta inferiore? Secondo Kundera, no. Kundera riflette, attraverso questo romanzo, sulle motivazioni del poeta ceco Paul Eluard, che ammirava, che ha rinnegato gli amici praghesi perchè giustiziati dal comunismo.

Parlando di Jaromil: “Ed è un giovane sensibile. Naturalmente, è anche un mostro. Ma la sua mostruosità si trova in potenza in tutti noi. E’ in me. E’ in voi. E’ in Rimbaud. E’ in Shelley, in Hugo. In tutti i giovani uomini, di tutte le epoche e di tutti i regimi”.

Lo stile di Kundera è quasi saggistico, perchè come in molti altri suoi libri, affronta tematiche e riflessioni che vanno al di là della storia in esame. Tuttavia, ci sono salti lirici che tradiscono la vena poetica: “Il ronzio di una mosca vagante avrebbe occupato lo spazio infinito tra la domanda del professore e la risposta dello studente”. Vaghiamo pure in questo infinito spazio insieme alla mosca.

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