Intervista allo scrittore tedesco Sebastian Fitzek

Per l’intervista completa (in tedesco) sul sito http://www.scriftsteller-werden.de ad opera di Sebastian Keller:

Sebastian Fitzek è nato a Berlino nel 1971. Già il suo primo psicothriller “La terapia” arrivò in cima alle classifiche dei best-seller tascabili, fu nominato miglior debutto per il premio Friedrich-Glauser-Preis ed ha entusiasmato sia i critici che i lettori. Col successivo best-seller “Amokspiel“, “Il bambino“, “Il ladro di anime“, “Schegge” und “Il gioco degli occhi” ha confermato la sua fama di star tedesca del psicothriller. I suoi libri sono tradotti in più di venti lingue. E’ uno dei pochi autori tedeschi di thriller a pubblicare anche negli Stati Uniti e in Inghilterra, patria dei romanzi d’azione.

13 domande, 13 risposte

1. Come inizia il tuo processo di scrittura? Scrivi quello che ti piace o quello che richiede il mercato? E quando ti è venuta la prima idea, come inizi? Come ti vengono le idee?

Premetto subito: nessuno sa cosa “il mercato” richieda. Come scrittore ognuno dovrebbe sempre scrivere quello che gli piace e sperare di non essere l’unico che alla fine lo vorrà leggere;
Per spiegare come mi vengono le idee e come le elaboro, ti faccio un esempio:

L’idea per “La terapia” mi è venuta mentre aspettavo in una sovraffollata sala d’attesa di un medico che la mia ragazza uscisse dallo studio dove la stavano visitando. Quando, dopo mezz’ora, ero ancora là ad aspettare, il mio cervello da thriller si è messo in modo: cosa succederebbe se adesso ti dicessero che non è mai entrata? Se le assistenti e il medico ti dicessero che oggi non l’hanno mai vista? Se anche gli altri pazienti in attesa scuotessero la testa? Quale ragione logica ci potrebbe essere perchè lei sia introvabile? Dopo aver trovato questa domanda-chiave e averla ritenuta interessante, ho iniziato a pensarci su per circa un anno. Poi mi sono preparato uno schema con una storia (secondo me) convincente. Solo a questo punto ho iniziato a scrivere.

2. Come saltano fuori i personaggi? Fino a che punto li inventi? terbögen oder ähnliches und wenn ja in welchem Umfang?

I personaggi ce li ho fin dall’inizio davanti agli occhi ma non le definisco subito in modo troppo completo. Non preparo nessuno curriculum o robe del genere affinchè la trama che si sviluppa durante la scrittura possa ancora sorprendermi. Però ho sempre una visione ben chiara davanti agli occhi e so prima di iniziare che aspetto ha questa persona, com’è la sua psiche e come sono la sua origine e il suo passato.

3. Come scrivi (programmi/strumenti)? E come avviene il tutto? Quando e dove scrivi? Ascolti musica? Hai degli orari fissi per scrivere?

Ci sono programmi specifici per scrivere? Non li conosco, uso solo la mia testa e un foglietto dove butto giù i miei scarabocchi appena leggibili. Scrivo ogni minuto libero che ho, in qualunque luogo dove ci sia un computer (con Word), preferibilmente in giardino, d’inverno, a casa mia. Mi sono infatti accorto che ho bisogno di una bella visuale per scrivere in modo spaventoso. Ho provato ad ascoltare musica mentre scrivo, ma mi attira poco. Ho bisogno solo di caffè.

4. Soffri mai del blocco dello scrittore? Come si presenta e cosa fai per combatterlo?

Stephen Frey nel suo libro “Come si scrive un romanzo dannatamente buono” ha scritto che non ci sono blocchi dello scrittore. Un muratore non ha “blocchi da muratore”. Sarebbe in realtà tutta una scusa, in realtà si è pigri o si ha paura di non essere abbastanza in gamba. Io non andrei così in là perchè effettivamente un foglio bianco può farti un bel po’ di paura. Dove però Frey ha ragione è che non solo gli autori devono lottare contro queste difficoltà, ma ogni uomo sulla terra. E così come un muratore in cantiere tormentato da preoccupazioni e dubbi, così lo scrittore deve superare i suoi blocchi semplicemente imponendosi di scrivere. Non importa cosa ne salta fuori, dobbiamo scrivere. E’ come nello sport, bisogna superare i propri limiti. Forse il giorno dopo buttiamo nella spazzatura la pagina che abbiamo scritto ma la sensazione di aver fatto qualcosa ci dà una motivazione per il capitolo successivo.

5. Hai mai letto libri di consigli per scrittori? Se sì, quali, e quali vuoi consigliare?

Come vedi sopra, ne ho letti molti, ma solo dopo aver scritto e pubblicato i miei primi due libri. Ed ecco il consiglio che posso dare io: non frequentate subit corsi nè leggete libri “Sulla scrittura” (come l’omonimo libro di Sol Stein ad esempio). Non leggerei mai un libro su come imparare ad andare in bicicletta. Bisogna far tutti gli errori da soli prima di trarre consigli utili da libri del genere. E bisogna sapere che formule magiche generali per scrivere un bestseller non ce ne sono, anche se alcuni libri dicono di avercela.

6. Quanto brutta deve essere la tua prima bozza?

Ogni versione deve essere tanto buona da poter pensare che non ce ne siano di meglio. Poi la si mostra a un editor profesionista, amici, persone di cui ci si fida. E alla fine bisogna essere abbastanza intelligenti per ammettere a se stessi che si può far meglio.

7. Come revisioni un testo e quante volte?

Da quattro a sette volte. Credi al motto: la prima bozza è sempre spazzatura.

8. Quando mostri per la prima volta il tuo lavoro a qualcuno, e a chi? Hai dei lettori preferenziali e se sì, quanti e cosa fanno esattamente?

Parlo con tutti i miei amici, conoscenti e parenti, oltre naturalmente con tutti quelli della casa editrice – non solo con l’editor – prima della mia idea, poi del canovaccio, e alla fine di ogni versione. Devo semplicemente sapere com’è la reazione di quelli in cui ho fiducia. Ma alla fine decido sempre da solo se e come scrivere la storia. ” Per “Il ladro di anime” ad esempio, molti ritenevano che il titolo fosse pessimo. Io però ero convinto e non ho ascoltato alcuni dei miei amici ed esperti di thriller. Per fortuna! Anche questo è un consiglio importante: non scrivere mai un libro per una persona specifica, ma sempre e solo per se stessi. Non tutte le critiche sono giustificate.

9. Devi spedire ancora in giro lettere di presentazione e canovaggi della storia? O meglio: cosa succede al manoscritto ultimato? Com’era la tua prima lettera e credi che sia stata decisiva per pubblicare?

No, non devo più spedire lettere. Canovacci però ne mando ancora al mio editore così possiamo parlarne. Decisivo per la mia pubblicazione non fu una lettera, anzi, ero già stato rifiutato da molte case editrici. E’ stata la mia agenzia letteraria AVA-International ad aiutarmi a sfondare. E questo con il mio libro “La terapia”.

10. Come avviene l’editing in casa editrice? Cosa viene segnalato e chi decide, alla fine, cosa bisogna cambiare?

In parte ho già risposto: un buon editor lavora secondo il metodo-Socrate, ponendo solo domande: “Perchè la persona A ora fa X e non Y?” / “Si può guidare con una gamba rotta?” / “Questo può andare come motivazione per il protagonista?”, etc.

Un buon editor non dà risposte, queste le deve trovare l’autore. E decide alla fine da solo se le domande sono rilevanti o meno. Un libro non è un prodotto di serie ma un’opera d’arte e sempre espressione dell’autore. Meglio comunque che non getti semplicemente al vento le annotazioni dell’editor. Io ho due editor meravigliose Der (Carolin Graehl e Regine Weisbrod), che mettono sempre il dito nella piaga giusta.

11. Come ci si sente a vedere le proprie storie sugli scaffali delle librerie?

Leggermente schizofrenici. Mi sento sempre come uno dei miei personaggi e penso che non sia reale.

12. Quanti libri vendi in un anno, circa? Quanto guadagni, o meglio, riesci a vivere con quello che scrivi?

A livello mondiale vendo circa 3 milioni di libri, tuttavia non sono milionario, mi trovo solo nella felice posizione di poter vivere a mio agio con i miei thriller. Chi però sogna grosse entrate dovrebbe dedicarsi a un altro lavoro e non fare lo scrittore. All’inizio guadagnavo circa 35 centesimi a libro a partire da una vendita di almeno 4.000 copie (nota, Jacky ha fatto i conti: fanno 1.400 euro per la prima edizione).

13. Se tu dovessi ricominciare tutto da capo, cosa rifaresti e cosa cambieresti?

Non farei nulla di diverso e ripeterei tutto esattamente come ho fatto. Un piccolo cambiamento e rischierei di non conoscere mia moglie e mia figlia non sarebbe nata. Il rischio è troppo grosso.

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