Intervista alla scrittrice Joan Didion

(Ho tradotto dal sito http://www.achievements.com)

Quando ti sei vista scrittrice per la prima volta?

Joan Didion: quando avevo circa cinque anni, perché avevo iniziato a buttare giù qualcosa di scritto. O meglio: non mi vidi come una scrittrice professionista, ovvio. Non potevo concepire un’idea del genere. non riuscii a sentirmi scrittrice finché non pubblicai per la prima volta.

Hai mai preso in considerazione altri lavori?

Ad un certo punto presi una decisione. Quando avevo poco più di vent’anni, scrivevo il mio primo romanzo di notte. Lavoravo per Vogue durante il giorno e mi annoiavo a lavorare per Vogue e avevo dei problemi con il romanzo, e vivevo in una stanza scusa ed ero stanca di vivere così e così decisi di diventare oceanografa. Così andai allo Scripps Institute per cercare di capire come mettere in pratica questa risoluzione e, ovviamente, mi accorsi che ero così a corto di basi scientifiche che avrei dovuto ricominciare dal seventh grave. Così non l’ho fatto.

Perché oceanografia?

Sono sempre stata affascinata dalla geografia marina e da quanto profondo sia il mare. Ero incantata dagli tsunami, per esempio (…). C’è qualcosa che riguarda le profondità invisibili del mare che mi ha sempre affascinato (…).

Così hai deciso che non saresti tornata indietro per studiare oceanografia?

Esatto. Era un piano irrealizzabile.

Dunque tu eri ovviamente attratta dalla parola scritta. Cosa ti piaceva leggere da bambina?

Leggevo tutto quello che mi capitava in mano. Imparai da sola o forse mia madre mi insegnò. Chi lo sa come ho imparato a leggere? Fu prima di andare a scuola, così andavo in biblioteca e tiravo semplicemente giù i libri dagli scaffali. Mia madre dovette firmare una carta per autorizzarmi a prendere i libri per adulti.

Gentile da parte sua. Ci sono libri che ti piacquero particolarmente?

Leggevo in modo così convulso che mi facevo interi settori della biblioteca. Ero pazza per le biografie (…).

Molte delle persone che abbiamo intervistato per questo progetto leggevano biografie da piccoli.

Penso che le biografie siano molto importanti per I bambini. Ora però non ho la stessa smania per le biografie.

Pensi che ti abbiano dato una visione di quali obiettivi si possono raggiungere?

Era un “come”. Come si possono raggiungere.

Quale narrative ti piace?

Mi piaceva Hemingway. Quelle frasi mi stendevano. Anzi, ho imparato a battere a macchina trascrivendo l’inizio di Addio alle armi e qualche racconto. Volevo solo imparare a scrivere a macchina ma quel ritmo mi è entrato in testa.

Interessante perché la concisione e il potere del linguaggio scarno sono spesso associate anche al tuo lavoro.

Le frasi di Hemingway sono davvero concentrate. Ogni virgola o assenza di virgola fa un’enorme differenza ed è davvero ricercata. (…).

È come un crogiuolo, ridurre le cose alla loro essenza. È questo che ti ha attirato in questi scrittori?

Sì. Mi sembra sempre che qualcosa di estraneo distragga dal succo.

Come andavi a scuola? Hai ditto che hai imparato a leggere prima di iniziare la scuola. La scuola era noiosa?

Era noiosa. Non andai a scuola per alcuni anni. Andai all’asilo e in prima ma poi ci fu la seconda guerra mondiale e mio padre era nell’Army Air Corp. Non lasciò il paese perché aveva superato l’età limite ma lo seguivamo ovunque andasse.

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