Intervista alla scrittrice americana Meg Files

Meg Files è una scrittrice e un’insegnante di scrittura creative. Tra i suoi libri cito Meridian 144, Home Is the Hunter and Other Stories, Write from Life: Turning Your Personal Experiences into Compelling Stories, The Love Hunter and Other Poems, and Galapagos Triptych: Three Ways of Seeing the Galapagos Islands. Il suo romanzo The Third Law of Motion sarà pubblicato quest’anno. È direttore del Pima Writers’ Workshop at Pima College’s West Campus a Tucson.
Trovate maggiori informazioni sul suo sito: http://www.megfiles.com.
Grazie meg, cominciamo!

1) Secondo te, un insegnante di scrittura creative essere tale senza scrivere egli stesso?
Negli States diciamo: “Quelli che possono, fanno. Quelli che non possono, insegnano”. Ovviamente, gli insegnanti odiano questo modo di dire. Sono sicura che ci sono buoni insegnanti di scrittura creative che non scrivono, insegnanti che capiscono come funzionano le storie e le poesie. Ciononostante penso che un insegnante che metta in pratica quello che dice, capisca il processo i scrittura in modo più profondo. Possono aiutare gli studenti ad affrontare le frustrazioni perché le hanno provate. E possono far provare agli studenti le grandi gioie della scrittura perché hanno provato pure quelle. So che sono un’insegnante migliore perché scrivo e so che sono una scrittrice migliore perché insegno.

2) Nel tuo caso cosa è arrivata prima, la scrittura o l’insegnamento?
Da bambina e adolescente scrivevo storie e poesie di nascosto, ma dire che volessi fare la scrittrice da grande è un po’ esagerato. In realtà volevo fare la pianista — come se questo fosse stato più raggiungibile. Quando arrivai al college, mi accorsi che come musicista ero mediocre. Volendomi trovare un lavoro, ho preso un pezzo di carta in inglese in preparazione dell’insegnamento (e ancora continuavo con le lezioni di scrittura creativa. Ho conosciuto mio marito in una di quelle lezioni). Il mio insegnamento comprendeva composizione, giornalismo, letteratura, ma sono stata abbastanza fortunata da insegnare poesia e scrittura creativa per molti anni. Penso che ogni tipo di scrittura sia creativa, specialmente per quanto riguarda il processo. Penso che la scrittrice e l’insegnante di scrittura creativa si siano inventate l’un l’altra..

3) I fatti sono caos. La scrittura è ordine, è senso. Bene, potrei essere d’accordo con te, se non pensassi ai parenti che dicono che fare lo scrittore sia un’idea stupida… perchè (almeno in Italia), se qualcuno ammette che scrive, c’è sempre qualche sorriso sotto I baffi, e questa non è la mia idea di “ordine”. La scrittura è un rischio, certo: che consiglio puoi dare per trovare il coraggio di tirar fuori le proprie storie dal cassetto?
Molti scrittori che conosco, non importa quanto abbiano pubblica, sono pieni di dubbi sul loro talent e sulle ragioni per cui scrivono. Lo scrittore che non ha pubblicato ancora nulla, davanti a quei sorrisi sotto i baffi ha mille ragioni per sentirsi insicuro. Non penso che gli scrittori superino questi dubbi. Solo che continuano a scrivere. Dobbiamo avere fiducia in noi stessi come scrittori, e se non è vero, facciamo almeno finta.
Ecco che cosa ha aiutato me ad assumermi il rischio: scrivo come se nessuno dovesse leggere quella storia, poesia o racconto. Scrivo solo per me, senza pensare a quello che gli altri (amici, parenti, editori) possono pensarne. Mi dico: butta giù sulla carta tutto quanto. Poi puoi sempre toglierlo.

4) Scrivi che la scrittura può essere terapeutica, ma che non deve essere solo terapeutica. Mi ricorda l’idea di Kundera sull’arte: l’arte deve andare oltre, non deve essere legata a niente altro che non sia la Verità. Né politica, né ambiente ecc… hai mai riconosciuto un legame troppo forte tra la tua scrittura e il mondo? Come te ne sei accorta?
Forse Kundera sarà d’accordo che l’arte è un modo di indagare sulla verità, e non un modo per spingere un progetto o una fede. Le storie pongono domande, prima di tutto. Le risposte, se arrivano, sono ambigue e complesse. Nel mio romanzo Meridian 144, volevo esaminare il bisogno umano di autodistruggersi sia a livello individuale che di specia. Quando ho iniziato il libro, non avevo un punto di vista da esporre. Volevo che la storia mi portasse a capire. Se sappiamo fin dall’inizio dove ci vuole portare la scrittura, probabilmente dovrebbe mettere da parte quel pezzo. I risultati sarebbero probabilmente superficiali e ridondanti. Dovremmo abbandonare ogni intenzione sul pezzo e inabissarci nel buio, dove ci sono le verità profonde. Ecco una citazione che mi piace molto: lo scrittore E.L. Doctorow disse che essere creativo è “come guidare una macchina di notte. Non vedi mai oltre la luce dei fari, ma puoi fare tutto il viaggio in quel modo”.

5) Bergson disse che l’arte deve mostrare I segreti della natura, quelli che noi non vediamo più. Qual è la tua definizione di arte?
Il compositore e musicista americano Leonard Bernstein disse che per lui la musica era “il cosmo nel caos.” Per me, la storia crea un universo ordinate dalla vita caotica, misteriosa, casual. Nelle storie c’è significato, relazione, causa ed effetto, sentieri, forma.
Penso inoltre che l’arte derive dalla propria eccentricità. Una delle caratteristiche della grande arte del passato penso sia l’uso delle distorsioni per rivelare la verità (penso a Picasso, per esempio).

6) Nel tuo libro “Write from life” fornisci dei buoni suggerimenti per coloro che tengono workshop di scrittura creative: leggere attentamente le storie, approfondire le intenzioni di una storia, essere rispettosi, separare le storie dalle persone e così via. A volte finisco nei workshop che si trovano in internet: ebbene, i tuoi suggerimenti sono totalmente ignorati! Si vedono solo opinioni generali come “bello, forte, che bella immagine…”. Qual è la tua opinione su questi gruppi di scrittura creativa virtuale e quale potrebbe essere la soluzione?
I gruppi di scrittura creative dal vivo o in internet possono essere utili ma presentano anche dei rischi. Le scadenze e gli incoraggiamenti possono aiutare gli scrittori. Ma il fatto di scrivere per un pubblico, qualunque esso sia, tende ad abbassare il livello di originalità e di portare al conformismo. Gli scrittori devono trovare, affilare e proteggere le loro voci e le loro visioni individuali in modo da continuare a crescere in termini di forza espressiva. Gli scrittori dovrebbero trovare i loro migliori lettori, considerare i loro punti di vista e alla fine ascoltare solo se stessi. Gertrude Stein disse “lasciatemi ascoltare me stessa, non loro”.
La poetessa americana Carolyn Kizer scrisse nella prefazione a On Poetry & Craft by her teacher, con riferimento al poeta Theodore Roethke, “. . . la cosa più importante che Roethke mi disse fu alla fine di una lezione in cui uno studente era stato molto critico verso qualcosa di eccentric che avevo scritto; Ted lo ammonì: ‘Devi essere molto prudente quando critichi roba del genere perché potrebbe essere il sintomo di uno stile emergente’. Sapeva che le nostre eccentricità sono parte della nostra vera voce.

7) Leggi scrittori italiani?
Oltre ai classici del rinascimento italiano, non ho letto molto a parte Calvino. Si accettano suggerimenti!

8) Hai una famiglia, un lavoro a tempo pieno, scrivi. Come fai a mettere insieme tutte queste impegnative attività?
Mio marito, quello che ho incontrato tempo fa in un corso di scrittura creative, ti confermerà che dormo, eccome. Posso essere particolarmente produttiva in estate, quando non insegno. Ma molti scrittori che conosco scribacchiano in ogni ora libera della giornata. Dopo l’insegnamento e la correzione dei compiti, torno alla mia scrittura personale. So che mi sento meglio, più viva, quando scrivo.

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