BADANTE SISSIGNORA, di Laura Rainieri

Intervista all'autrice Laura Rainieri

Grazie Laura per essere qui. Ci vuol parlare un po’ di lei?

Sono nata a Fontanelle di San Secondo parmense nel 1943. Ho compiuto gli studi liceali a Parma al Liceo Romagnosi frequentato prima di me da tanti validi scrittori e artisti del parmense tra cui appunto Giovannino Guareschi, il cugino Pietrino Bianchi, noto critico cinematografico, tanto per citare due personalità del mio paese, e poi Maurizio Alpi, Mario Colombi Guidotti, Barilla intorno a cui si riuniva l’intellettualità parmense e anche romana. Più tardi sarà il liceo di Attilio Bertoucci. Dico questo perché il tessuto culturale di un paese è molto importante per uno scrittore.

Ho lasciato presto la Bassa per i miei studi Universitari in lettere classiche a Genova con professori molto validi, come Turolla di greco, Pernicone e Goffis d‘italiano ecc, ma qui sono stata letteralmente investita dal ’68 con tutte le sue novità, che riguardavano in particolare i giovani e le donne, che andavano cercando di liberarsi dall’autorità familiare e religiosa, per una propria identità e individuazione.

Mi sono sposata con giovane di Roma e sono venuta nella Capitale dove ho lavorato come insegnante e dove tuttora dimoro. Ho continuato qui a seguire il filone di pensiero di rinnovamento della donna e ho frequentato a lungo la Casa Internazionale della Donna dove prendevano campo le idee femministe, ma cosa più importante, per quello che mi riguardava, era frequentata da poetesse e scrittrici provenienti da tutt’Italia che hanno lasciato il segno.

Qui ho fatto ricerche sulla poesia femminile e sulla scrittura femminile che hanno poi avuto un notevole influsso sui miei scritti. L’idea che perseguivo e che perseguo è di poter rispondere a una domanda apparentemente molto semplice: chi era la donna nel passato (anche storico) e chi è oggi come individuo e nei rapporti con l’uomo. Questo ha implicato anche studi storici e mitologici, sfociati in alcuni convegni e pubblicazioni.

1) Quando ha iniziato a scrivere?

Per rispondere alla prima domanda che mi è posta, cioè quando ho iniziato a scrivere e come si è evoluta la scrittura, posso dire che ho cominciato a scrivere seriamente dopo qualche anno che ero a Roma. Passata la prima euforia che mi portava in giro per divertimenti e monumenti romani, ho avvertito un forte senso di solitudine, pur avendo due figli, e una grande nostalgia della mia terra.

Nei primi libri di poesie parlavo dunque essenzialmente di queste due tematiche: la mia terra, la relazione tra uomo e donna, intesa nel senso che ho detto, come ricerca d’identità.

Così sono nati “La nostra spada la parola” (primo premio) e “Nessuno ha potuto sposarci” ( Bastogi) pubblicati circa dopo venti anni che scrivevo, che costituiscono naturalmente una scelta tra le molte poesie ancora inedite.

Contemporaneamente avvertivo la brevità e la sintesi del verso per ciò che avrei voluto dire. Ho quindi iniziato a scrivere in prosa trattando gli stessi argomenti che in poesia, creando vari personaggi femminili. Il mio primo libro di racconti è “L’ultimo Guancho” (Campanotto) cioè l’ultimo abitante delle Canarie.

Intanto mi riprendeva la mia vecchia passione giovanile che è quella dei viaggi di cui, in termini surrealisti, sono seminati i miei libri. Questa passione non mi ha più lasciato, tanto che gli ultimi inediti sono racconti e resoconti di viaggi. Quest’anno la curiosità mi ha portato in India, terra antichissima, dove vivevano le prime Grandi Madri.

In “Angelo pazzo”(ExCogita ed.), l’ultimo libro di racconti, s’intersecano tutte le mie tematiche ma guardo con più interesse alla Bassa creando personaggi, uomini o donne, che fanno capo alla mia memoria o comunque con particolari caratteri di gente della Bassa. Mi hanno detto che lo stile è vivace e incisivo. Mi muovo tra realtà e surrealismo.

Il libro di poesie “E serbi un sasso il nome” (Campanotto) è dedicato a mia madre, ne ricostruisce la vita dalla morte alla nascita. Ma soprattutto vuole essere un omaggio a tutte le donne del primo novecento della Bassa Padana che lavoravano la terra e cercavano di far quadrare i conti. E’ stato un libro molto apprezzato. Si tratta di un poemetto e mai avrei pensato di poter scrivere tante poesie intorno allo stesso argomento e dunque oltre a un’evoluzione di stile ce n’è un’altra che riguarda la struttura. Come si evince dal mio curriculum ho dedicato dieci anni all’Ass.ne “Rosella Mancini” dal 1985 al 1895. Rosella era una cara amica, morta appunto nel 1985, oltre che una finissima poetessa di origine pugliese. Tra gli altri libri ne ha scritto uno ”Madre, mia figlia” molto apprezzato da me e dal pubblico in genere. Forse l’idea mi è venuta da quel libro, ma sono diversissimi d’impostazione e di stile.

2) Come si è evoluta la sua scrittura nel corso degli anni? Le capita di rileggere i suoi primi scritti?

Raramente mi capita di leggere i miei primi scritti. Se capita, penso all’ingenuità dei versi e alla caparbia con cui tutte le sere per una decina di anni, mi sono dedicata alla scrittura o alla letturaLa molla di “Badante sissignora” è stata la mia esperienza personale, come dico nella prima pagina “Mentre Marta scrive”, ma anche la mia curiosità del mondo, e in particolare in quel momento dell’Est Europeo, dove mi ero recata, e la preoccupazione di come potrà essere l’Italia tra un po’.

3) C’è stata una molla che l’ha spinta a scegliere l’argomento di “Badante sissignora”?

Ma il libro parla soprattutto di relazione tra donne, tema come ho detto, a me molto caro che si riuniscono e si avvicendano per curare una nonna malata di Alzheimer.

4) In questo libro cita spesso autori a lei cari: Borges, Marai, Guareschi… quanti libri legge all’incirca in un anno? Come li sceglie?

Quanti libri leggo all’anno? Non li conto, ma sono tanti e di varie tematiche. Li scelgo in base ai miei interessi, oppure un Nobel come Herta Muller, o un grande scrittore americano come Philip Roth, o scrittori delle terre dove viaggio: ora per esempio ho letto tre romanzi dell’indiano Narayan e Tagore. Molti riguardano lo sterminio degli ebrei, che è un tema che mi sta molto a cuore e sto promuovendo una antologia molto bella “Farfalle di spine” nelle scuole ma anche tra gli adulti che raccoglie poesie dal tempo del lager a oggi e vi compare in chiusura una mia poesia e la descrizione di come è nata (E. Palomar).

Leggo molta poesia. O anche libri di critica o saggi sulla lingua. A Roma ho organizzato presentazioni di scrittori per la biblioteca comunale “G. Rodari” per altri dieci anni e preparavo anche gli interventi che spesso sono stati pubblicati. Poi ci sono le riviste, i libri che ti regalano gli amici scrittori…

5) Cos’è, per lei, l’Arte?Penso che come dice Foscolo senza l’Arte la vita sarebbe davvero misera. Non ci sarebbe specchio in cui riflettersi, sarebbe un mondo buio. Pensare alla vita senza l’Arte, in genere, musica teatro, bei film, letture, mi è inconcepibile, sarebbe a dire che non esisto. Sono convinta che se si potesse insegnare la Bellezza e l’amore per il bello, il mondo sarebbe salvo.

6) Progetti in cantiere?

Il prossimo anno uscirà un altro poemetto dal titolo”La Bassa piana e le Fontanelle” un poema appunto con fotografie sulla Bassa Padana (storia personaggi ecc) con relative note. Un lavoro che mi ha tenuto molto impegnata ma che ho avvertito la necessità di scrivere per allargare a tutta la Bassa il mio interesse, dopo il poemetto relativo alla madre.

Inoltre sto preparando un poemetto sull’amore visto da questa mia età. Un resoconto del vivere amoroso di una vita.

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