Una casa di petali rossi (Kamala Nair)

Traduco dal sito di http://www.kamalafair.com (kamala mi ha personalmente autorizzato!)

Come i rifiuti mi hanno resa libera

Con la pubblicazione del mio primo romanzo ho iniziato a comprendere le complesse emozioni della maternità. In qualche maniera UNA CASA DI PETALI ROSSI è come se fosse un figlio. L’ho creato, nutrito e amato disperatamente. Quando ho scritto l’ultima parola la mia felicità è stata in qualche modo offuscata da una specie di depressione post-partum. Senza il mio manoscritto da portare avanti, era perduta. Quando l’ho lasciato andare per il mondo, dove sarebbe inevitabilmente stato messo alla prova, giudicato e forse rifiutato, ho provato l’intensa ansia di una madre ultraprotettiva che lascia il figlio nel suo primo giorno di scuola.
Sebbene sia stata abbastanza fortunata alla fine da trovare un’agente e un editore, ho inciampato, mi sono bloccata e ho perso la fiducia per strada. In parte, quello che mi faceva andare avanti era il sentire storie di rifiuti redenzione… della JK Rowling licenziata dal suo lavoro di segretaria e rifiutata da 26 case editrici; di Einstein espulso dalla scuola per ritardo mentale; di Walt Disney licenziato per mancanza di immaginazione. (…)
Il sentiero attraverso il quale si giunge alla pubblicazione di un romanzo di solito è lungo e cosparso di ostacoli. È un po’ come innamorarsi. UNA CASA DI PETALI ROSSI è stato rifiutato da molti agenti prima che la mia attuale agente mi lasciasse un messaggio in segreteria dicendomi che mi avrebbe rappresentata. In quella magica mattina invernale uscii dal mio ufficio barcollando mentre ascoltavo il suo messaggio. (…). Ero sopraffatta dalla gioia finchè pochi giorni dopo mi chiamò per dirmi che il suo capo lo aveva rifiutato perché non lo trovava abbastanza commerciale. Si ruppe una diga ed arrivo un’ondata di rifiuti, uno più devastante dell’altro.
Sulla base di alcuni feedback ricevuti, il mio agente ed alcuni fidati lettori mi invitarono a rimpolpare un po’ la storia e ad approfondire la vita da adulta del mio personaggio principale, Rakhee. (…) Sebbene mi fossi sempre figurate la storia come un racconto della Rakhee adulta che ripensava al suo passato, la prospettiva di ricominciare a lavorare su un manoscritto su cui avevo sudato e che ero sicurissima di aver già completato, fu davvero scoraggiante.
Sapevo com’era la Rakhee adulta e sapevo perché stava raccontando questa storia della sua infanzia, ma non sapevo come aggiungere questa dimensione al romanzo senza intaccarne la forza. Tornai a lavorarci su, ma niente di quello che scrivevo era all’altezza della mia visione. Ero paralizzata. Un giorno incontrai un’ amica, anche lei scrittrice, ero disperata. Non ho molti amici scrittori, per questo faccio molto affidamento su quest’amica in particolare per supporto e consiglio e lei è sempre riuscita ad aiutarmi coi miei intoppi creativi. Quell giorno in chat le dissi che volevo mollare tutto. Era troppo dura. Mi suggerì di provare a scrivere la storia di Rakhee da adulta esattamente com’era nella mia testa, senza preoccuparmi di scrivere bene o in modo poetico.
“Ma non voglio rovinare la magia della storia dell’infanzia”, le dissi.
“Dimentica la magia”, di ribatté. “ Come vuoi che sia Rakhee da grande?”
“Voglio che sia una donna forte che ha superato avversità ma che sta ancora lottando contro il suo dolore.”
“E allora scrivi così,” mi ha consigliato. “Scrivo solo ‘Sono forte e sto lottando col mio dolore’. (…) Solo preparati che le prime dieci bozze saranno da buttare.”
Una volta ricevuto il permesso di scrivere quelle dieci bozze da buttare, mi sentii libera. Ho seguito il consiglio della mia amica e nel giro di pochi giorni tutto divenne perfettamente chiaro e fui capace di scrivere, le parole sgusciavano fuori senza frapporre ostacoli.
“Penso che tu ce l’abbia fatta, stavolta,” mi disse la mia agente quando le inviai il prodotto finito. Aveva ragione. In pochi giorni trovò un’amorevole casa per il mio romanzo. E io ero di nuovo in pace con me stessa.
Guardando indietro ai rifiuti che ho ricevuto, provo sentimenti contrastanti. Sono come cicatrici che mi riportano a memorie dolorose. Ma senza di queste avrei pubblicato un libro peggiore, mi sarebbe mancata una lotta che alla fine mi ha resa più forte come scrittrice. Devo sempre ricordarmi del suggerimento della mia amica e permettermi di essere una cattiva scrittrice. Ogni volta che mi ritrovo piena di dubbi, mi chiedo perché. La risposta è che una parte di me è terrorizzata di accettare la propria fallibilità. Non riesco ad accettare di esser stata io a scrivere quell’imbarazzante bava sulla pagina, anche se so che è solo un passo verso un’altra direzione.

Ma quello che ho imparato è che gran parte della buona scrittura e della buona vita è data dall’autoironia e dall’accettare che siamo pieni di difetti, nemmeno Grace Kelly era sempre Grace Kelly. Ad un certo punto siamo tutti idioti, e prima imparerò ad accettare questo e a ridere dei miei inevitabili momenti di indegnità, più vicina sarò a creare un lavoro di cui potrò fieramente dire che è il mio.

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1 commento

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Una risposta a “Una casa di petali rossi (Kamala Nair)

  1. Anche la mia favola dell’usignola stonata con tutti i suoi disegni è stata regolarmente rifiutata fino a quando ho desistito, ma quelli volevano semplicemente che io pagassi le spese del libro, null’altro. Hai descritto bene il travaglio creativo, e anche quello è vero. È nel comportamento normale di un editore chiedere i mutamenti qua e là allo scrittore secondo i propri bisogni e capricci, ma io credo che il vero scopo sia di tenerlo sottomesso. Non mi piace e così rimango inedita nel cartaceo, pazienza, io so di valere, chi mi vuole mi trova sui blog, per il momento. Non è detto che il tuo libro sia migliore adesso di prima, ma può anche darsi. Mi piace come scrivi e sono sicura di te. So cosa significhi, anch’io, da ragazza, ho pubblicato due libri di poesie e l’editore ha buttato le vendite sulle mie spalle, così ho capito e ho desistito. Non riesco a sopportare questa cosa. E non ti dico i ricatti, le lodi di oggi e il dispregio di domani, le lotte assurde: basta. Ma che si vergognino.
    Però sono sicura che tu hai trovato l’agente e la casa editrice di valore che meriti, te lo auguro col cuore.

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